Il noto organista Padre Davide da Bergamo O.F.R. (1791-1863) e i celebri organari Serassi


di Giosuè Berbenni


1. Il tema. 2. Chi è Padre Davide. 3. Padre Davide nel mondo organistico dell’epoca. 4. Le ventinove lettere di Padre Davide ai Serassi. 5. Chi sono i Serassi. 6. L’idea di modernità. 7. L’organo della basilica di S. Maria di Campagna. 8. È riconoscente e grato «usque ad infinitum». 9. Procura lavoro. 10. «… antica nostra sincera amicizia». 11. L’accademia del 1838 in casa Serassi per «festeggiare l’arrivo dell’esimio nostro concittadino e maestro, il Reverendo padre Davide minore riformato». 11a. Padre Davide «… sbalordiva l’uditorio». 12. Lettere commendatizie. 13. Le espressioni di amicizia 14. Successi e lavoro. 15. Schiettezza e lealtà. 16. La dimensione spirituale. 17. Organi citati nelle lettere. 18. Conclusioni. Appendice. Le lettere (1822-1862).



1. Il tema

Scrivere sui rapporti tra i Serassi, attivi dal il 1720 al 1895, famosi organari, e il noto organista Padre Davide da Bergamo (Felice Moretti), frate francescano minore conventuale, comporta il rischio di dare dei giudizi affrettati1, perché la realtà è molto più ricca di quanto appare dalle memorie.

I Serassi sono gli organari a cui il frate è legato da lunga e sincera amicizia, senza dubbio più di altri, non solo per la comune origine bergamasca ma per il merito. La loro influenza su di lui, è stata parecchia, tant’è che la formazione organaria è prettamente serassiana: il gusto e lo stile organistico si sono formati ed espressi sul magnifico Serassi (1824-1838, op. 537) della ducale chiesa basilica di Santa Maria di Campagna di Piacenza, annessa al citato convento. Verso i celebri bergamaschi, fu anche consulente, collaudatore e referente.

Tra la documentazione personale ci sono ventinove lettere da lui inviate ai celebri organari, ora conservate nel Carteggio serassiano2. Esse manifestano il duraturo rapporto fra i due e permettono di conoscere il carattere della sua persona3: simpatica e aperta, schiva e umile. Da esse traspaiono: cordialità, lealtà, concretezza unite a costante amicizia.


2. Chi è Padre Davide

Padre Davide da Bergamo, al secolo Felice Moretti, nasce il 21 gennaio 1791 a Zanica (a 7 Km a sud dal capoluogo) da Giacomo Antonio e Teresa Bordoni. La famiglia è povera e si trasferisce a Bergamo. Nel 1806 il noto maestro bavarese Giovanni Simone Mayr (1763-1845) fonda le Lezioni caritatevoli di musica. Il giovanetto dapprima studia privatamente con l’abate Davide Bianchi e, poi, dal 1808 nella citata scuola sotto la guida di Antonio Gonzales, maestro di cembalo ed organista della basilica di Santa Maria Maggiore, cappella civica. Coltiva in quel periodo le amicizie con importanti musicisti tra cui Giovanni Battista Rubini (1794-1854), poi il maggiore tenore del secolo e Gaetano Donizetti (1797-1848) poi grande operista. Nella città stringe amicizia con i fratelli Serassi, in particolare Carlo. Dopo gli studi fa l’organista dapprima a Torre Boldone (a 3,8 Km dal capoluogo), poi a Zanica e da ultimo Gandino (importante centro tessile a 24,5 Km dal capoluogo a 553 metri di altitudine). Nel 1818 chiede di entrare in convento e nel mese di luglio viene accettato dall'Ordine Francescano dei Minori Riformati a Piacenza in Santa Maria di Campagna. Dopo un anno di noviziato il 26 luglio 1819 emette i voti solenni e prende il nome di frate Davide. Il 24 ottobre 1819 a Pontremoli, diocesi di Massa Carrara, riceve l'ordinazione sacerdotale. È organista per oltre quarant'anni nella Basilica di Santa Maria di Campagna in Piacenza, dove fa costruire dai Serassi un meraviglioso organo. Si dedica con passione alla composizione e viene chiamato da più parti per collaudare nuovi e restaurati organi e per eseguire il suo ormai conosciuto repertorio musicale. Il 24 luglio 1863, da moltissimi anni sofferente di asma, muore nel suo convento attorniato dai confratelli. Al funerale parteciparono molti artisti ed una numerosa folla, che tante volte si era commossa al suono della sua musica. Visse per quarantacinque anni nel Convento francescano, ordine conventuale, di Santa Maria di Campagna di Piacenza, in obbedienza, umiltà e povertà.


3. Padre Davide nel mondo organistico dell’epoca

Per capire chi fosse veramente Padre Davide nel mondo organistico dell’epoca, si tenga presente che egli, all’incirca dal 1825 al 1863, è stato l’organista più celebre del panorama musicale italiano «il principe di tutti i suonatori d’organo»4. La sua opera è una mole impressionante di composizioni dedicate all’organo ottocentesco, dove «agisce di getto facendo affidamento ad una fantasia rigogliosa ed irrefrenabile»5. Nel 1963 il biografo padre S. Celli O. F. M. così ne parla:


«Il P. Davide è stato certamente un organista eccezionale, come attestano concordemente le testimonianze del tempo e come prova il fatto che fu ricercato collaudatore di numerosi organi dell’Italia settentrionale, ovunque suscitando la meraviglia più incondizionata nei numerosi uditori: fu anche un esperto progettista di organi, un organaro competente, e molti organi da lui collaudati sono sue creazioni o almeno non passarono all’attuazione senza il suo richiesto consiglio; fu un compositore facile e fecondo, la cui produzione musicale assomma a varie migliaia di pezzi tra quelli stampati e inediti»6.


Riportiamo alcuni pensieri di Giuseppe Prospero Galloni suo allievo7. Non solo Padre Davide era esecutore impareggiabile, con caratteristiche particolarissime, ma creatore di uno stile proprio. In particolare:

- possedeva una mano «netta» e «granitica» e tanta di quella sicurezza da «non lasciarsi sfuggire una sola nota»;

- nel ritmo era assai «preciso»;

- aveva un modo così particolare di adoperare i pedali e di combinare i registri, che cavava dall’organo una forza «veramente meravigliosa» e questo «diventava un altro strumento»;

- il trillo prolungato e le caratteristiche della quantità e qualità di suono, cioè della cavata, legatura, accento, erano tali da essere inimitabili:


«In generale poi il padre Davide aveva netta la mano e granitica, preciso il tempo, tale la cavata, la legatura, l’accento, il tasteggiare dei pedali e il trillare prolungato da non essere poi facilmente raggiunto da quei pochi, che vollero tentare la via da lui aperta»8.


«Nel modo poi di suonare dirò che a confronto dei più valenti suonatori, quando egli si metteva all’organo, questo diveniva un altro strumento, e ciò in virtù del tatto della sua mano, nel modo di adoperare i pedali, e nel sapere combinare l’effetto di ciò che si suona»9.


«Suonava con tanta precisione, scrupolosità e sicurezza da non lasciarsi fuggire una sola nota»10.


«… quando poi voleva scuotere gli uditori, cavava dall’organo una forza veramente meravigliosa»11.


«Valga la testimonianza del maestro Mercadante: Oh, se la mia musica fosse sempre accompagnata dal P. Davide, figurerebbe il doppio!» 12.


«… sommo organista, anzi il primo maestro di tutti quelli i quali presero a valersi delle immense ricchezze di effetti sonori che presenta l’organo moderno»13.


«… ci allietò delle sue meravigliose e ineffabili armonie»14.


Pensieri che ci lasciano ammirati. Le medesime impressioni sono riferite dall’organaro pavese Luigi Lingiardi (1814-1882) che sottolinea come il suonare di Padre Davide non solo era chiaro intelligibile, ma aumentava la forza dello strumento:


«Eppure chi sa toccar bene l’organo?... Io non conobbi che il Padre Davide che sapeva farlo in modo meraviglioso, facendo parlare le voci della tastiera coadiuvandole coll’accompagnamento del pedale, il quale si limitava a sorreggere il canto colla nota fondamentale e nulla più. Ed in quel tempo si eseguiva musica rossiniana colle sue limpide quanto parche tonalità, e quando si voleva eseguire un crescendo od un finale basato sulle cadenze di quell’epoca, Padre Davide sapeva ottenerlo con tanto magico effetto da sorprendere e perché?.. Perché oltre la facilità di toccare i pedali in comoda posizione, dovendo ripercuotere per lunghi periodi i suoni della cadenza, l’effetto fonico, senza nulla perdere della sua chiarezza, aumentava la potenza dell’organo in modo imponente, e ciò in forza della legge acustica, che le stesse tonalità ripercosse più volte nello stesso ambiente raddoppiano il loro valore sonoro. Per cui, e per la perfezione del tocco, e per la parsimonia nella varietà dei suoni voluta dal genere di musica del gran Davide, le sue modulazioni a’ pedali si potevano non solo gustare, ma anche scriverle stando nel più remoto angolo della Chiesa, poiché tutto ciò che è chiaro, intelligibile, è sempre bello»15.


Anche attualmente è dato rilievo al suo fondamentale ruolo storico: «edificava il più grande monumento mai esistito all’organo italiano ottocentesco»:


«… colossale concezione creativa [quella] di Padre Davide che 'inventava' la musica organistica e, senza accorgesene, edificava il più grande monumento mai esistito all’organo italiano ottocentesco, sinfonico o teatrale che s’intenda»16.


4. Le ventinove lettere di Padre Davide ai Serassi

Come accennato, nel Carteggio sono conservate ventinove lettere, scritte da Padre Davide ai Serassi dal 1822 al 1862 (nn. 238MoF-267MoF) nell’arco di quarantuno anni. Di queste vent’otto sono diluite nel tempo di sedici anni, (dal 1822 al 1838). Vengono indirizzate agli «Ornat.mi Sig.ri Pron.i Col.mi / Li Sig.ri Fratelli Serassi»: Carlo, Giuseppe III Federico, Ferdinando, Giacomo, Andrea, Alessandro. Sappiamo che la preferenza era per Carlo, suo compagno di studi musicali, considerato il massimo organaro e «Amico Carissimo»17.

Per quanto riguarda le lettere inviate dai Serassi a Padre Davide, ne conosciamo solo una (1863), in cui lo chiamano «Carissimo Amico»18. Altre di carattere amministrativo, sono inviate al superiore del Convento o alla Fabbriceria19. Crediamo che molte lettere Serassi siano andate distrutte, in quanto il frate prima di morire fece sparire molta corrispondenza20.

5. I Serassi celeberrimi organari21

Ma chi erano i Serassi? Per capire meglio i corrispondenti di Padre Davide diamo un profilo dei celebri organari. I Serassi, dinastia di organari tra le più celebri d’Italia e d’Europa, si dedicano all’arte organaria per sei generazioni, dal 1720 al 1895. Sono dotati di carattere mite, di curiosità intellettuale e di spiccato ingegno inventivo. Il loro vivere è governato dalle ferree antiche leggi familiari, che valorizzano l’autorità degli anziani, il rapporto gerarchico tra i membri, l’enorme forza derivante dall’unità d’intenti e dalla solidarietà dei numerosi componenti.

Hanno come cardini di vita la cultura (musicale, letteraria, matematica, fisico-meccanica), la laboriosità e la religiosità (nella dinastia Serassi si contano cinque sacerdoti, di cui quattro vissuti contemporaneamente e una suora).

Il loro ben meritato successo è provato da: un grande numero di pregevoli organi (circa un migliaio), il plauso e favore raccolti ovunque, i lusinghieri collaudi di celebri maestri, i preziosi doni avuti, i favori dei Principi, gli ambìti incoraggiamenti di Imperatori e Papi, i prestigiosi riconoscimenti legali, i numerosi componimenti letterari a loro dedicati (oltre cento), la grande ricchezza patrimoniale raggiunta e, infine, la celebrità in tutta Italia delle loro officine.

L’origine dei Serassi, o Sarazzi, è nel territorio di Como. Il capostipite è Giuseppe (1693-1760). Ignote sono le ragioni che spingono il giovane Serassi a trasferirsi a Bergamo, dove è presente nel 1720. Egli genera sei figli, di cui tre femmine e tre maschi. Nell’educazione particolare è la cura e la predilezione per la musica, la cultura letteraria e la religione. La primogenita Maria Cristina (1723-1756) è promettente cantante. I tre figli maschi si fanno tutti preti (l’ultimogenito dopo essere rimasto vedovo). Figura di grande valore intellettuale, determinante per la fortuna della Fabbrica d’Organi Serassi, è il quintogenito abate Pier Antonio (1721-1791), insigne erudito filologo. La Fabbrica d’organi diviene celebre grazie all’ultimogenito Andrea Luigi (1725-1799). Il figlio di questi, Giuseppe II (1750-1817), il più grande organaro del suo tempo, con le sue geniali invenzioni porta l’organo italiano al massimo sviluppo. Egli è anche dotto storico: è il primo organaro che scrive sulla storia organaria italiana e ne tratta i problemi; inoltre pubblica documenti inediti del bresciano Graziadio Antegnati (1525-post 1590), grande organaro del passato22. Giuseppe II genera quattordici figli di cui sette sopravvivono (sei maschi e una femmina). Quelli che continuano l’attività organaria sono: Andrea (1776-1843), Carlo (1777-1849), Alessandro (1781-1870), Giuseppe III (1784-1849), Giacomo (1790-1877), Ferdinando (1792-1832). Essi formano la «Fraterna Serassi», cioè vivono in comunione domestica, lasciando il patrimonio indiviso.

Carlo, da noi detto «il grande», è la mente geniale dei fratelli; è celibe come Giuseppe III, Ferdinando e Giacomo, ammirati protagonisti della celebre fabbrica d’organi. Nel 1846 la Serassi è fregiata dell’Aquila Imperiale23 col titolo di Imperiale Regia Fabbrica Nazionale Privilegiata. Agente e procuratore generale, dal 1818 al 1849, è Attilio Mangili. Questo è il periodo di maggior relazione con Padre Davide.

L’organo serassiano raggiunge il suo massimo potenziale espressivo. Dopo la morte di Carlo e Giuseppe III Federico (1849) alla direzione della Fabbrica rimane Giacomo, aiutato dai tre nipoti figli di Alessandro, Giuseppe IV (1823-1895) Carlo II (1828-1878) e Vittorio (1829-1903). Agente e gerente, dal 1849 al 1870, è Gianbattista Castelli. L’organo serassiano, scrive Castelli nella prefazione al Catalogo del 1858, è portato «a tanta perfezione, e a tanta ricchezza di strumentazione» e di nuovi congegni «da offrire i più svariati e più gradevoli effetti armonici».

Nel 1863 è costruito il magnifico organo dell’insigne Regia Basilica di San Lorenzo a Firenze, organo sontuoso, a tre tastiere di settantatre tasti ciascuna, con positivo tergale e sessantaquattro registri; a seguito di tale superba opera il Re Vittorio Emanuele II nomina il signor Giacomo Serassi «Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro», e concede alla ditta la facoltà di fregiare del Regio stemma l’insegna del suo stabilimento artistico industriale.

Nel 1863 da un’indagine statistica del Ministero di Commercio e Industria, risulta che il personale occupato è di trentatré addetti: un agente, tre accordatori, quattro addetti alle canne di metallo, sei alle canne di legno, quattro ai somieri e ai mantici, due alla meccanica, tre fabbri, due fonditori e trafilatori, otto garzoni; tutti i lavoranti sono bergamaschi; a questi si aggiungono parecchi ragazzi al di sotto dei quattordici anni. L’organo serassiano è ormai per antonomasia l’organo ottocentesco italiano.

Nel 1868 il Catalogo degli organi Serassi registra il ragguardevole numero di settecentoquattro. Due anni più tardi il capofabbrica Giacomo Locatelli (premiato con medaglia d’oro dal Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio a seguito della costruzione del citato organo Serassi nella insigne Basilica di San Lorenzo in Firenze) con le maestranze più qualificate e con il gerente Castelli interrompe i rapporti di lavoro con la Fratelli Serassi e fonda la ditta Giacomo Locatelli.

Nel 1871 la Fratelli Serassi ha un disseto finanziario ed è sottoposta a procedura giudiziale di fallimento. Malgrado questo non cessa l’attività, ma la continua, in particolare in Sicilia. Purtroppo manca un elenco degli organi costruiti dopo il 1868: pertanto è difficile avere un quadro esatto dell’attività. Nel 1881 la Regia Fabbrica Nazionale Privilegiata d’Organi è diretta da Ferdinando II Serassi (1855-1894), di ventisei anni, in società con Casimiro Allieri (1848-1900), già capofabbrica.

Ferdinando II muore nel 1894 a soli trentanove anni. Nel 1895 Vittorio Serassi, unico rappresentante della ditta, con atto notarile, concede a Giacomo Locatelli di aggiungere alla sua denominazione la qualifica di «Successore alla vecchia ditta Fratelli Serassi» la quale formalmente si estingue. Le attrezzature della Fabbrica passano alla ditta Locatelli. Si chiude così una lunga storia umana e artistica. In quasi due secoli di attività i Serassi raggiungono traguardi grandiosi per la storia organaria italiana, con opere di altissima qualità. Le voci inimitabili dei loro strumenti hanno incantato e tuttora affascinano musicisti, poeti, letterati, uomini di scienza e di fede: un’intera società24.


6. L’idea di modernità

Torniamo al nostro grande frate. È l’occasione per dire due parole sull’idea di modernità presente al tempo del maestro, per meglio comprendere la sua estetica musicale e il suo stile. Dobbiamo rifarci ai concetti di spontaneità, popolarità, nazionalità che stanno alla base. Riguardo alla spontaneità, forma e contenuto di ogni creazione artistica nascono insieme in modo naturale e non possono distinguersi separatamente. Per popolarità si intende che l’opera artistica non deve rimanere chiusa nei ristretti ambienti accademici ma deve essere rivolta al popolo. Quanto, infine, alla nazionalità, occorre che l’arte esprima le passioni della nascente nazione italiana.

L’organo, pertanto, deve essere strumento del sentimento, del quotidiano, del vissuto e della passione politica risorgimentale. In questa dimensione, il popolo non solo è il riferimento a cui attingere ispirazione, ma il destinatario con cui confrontarsi, a cui rivolgere il messaggio artistico. Indubbiamente ci sono degli eccessi: come la spontaneità produce esuberanza del sentimento e del fantastico, così quello della popolarità produce superficialità. I caratteri della musica di Padre Davide, dunque, possono essere così identificati:

- tonalità semplici, ripetute, intelligibili;

- poca o nulla “scientificità” della forma, cioè assenza di contrappunto severo, in modo da evitare ogni accademismo;

- melodia casta, ingenua;

- forma popolare;

- immediatezza di comunicazione;

- linguaggio armonico scorrevole in funzione dell’organo;

- predilezione per i crescendi sonori di stile rossiniani;

- utilizzo di tutte le risolse timbriche dello strumento, concepito come un’orchestra.


7. L’organo della basilica di S. Maria di Campagna

Frutto della profonda stima con i celebri organari è la costruzione del citato magnifico organo di S. Maria di Campagna, tuttora godibile. Fu costruito in due riprese, protrattesi per quindici anni (dal 1824 al 1838), tra i più rilevanti delle opere serassiane, seguito, passo dopo passo, da Padre Davide.


«Durante la costruzione dell’organo il P. Davide “abilitato all’esecuzione di tale opera” dalla Fabbriceria, ne seguì attentamente e amorosamente il lavoro e suggerendo, all’occorrenza, aggiunte e direzioni al progetto iniziale. Queste modifiche costarono lunghe e pazienti fatiche ai costruttori, ma pur d accontentare l’amico non disdegnarono di affrontarle»25.


Egli scelse i fratelli Serassi di Bergamo, suoi concittadini, perché, oltre ad essere ritenuti i migliori fabbricatori allora viventi, erano suoi carissimi amici:


«Scrive a proposito il P. Raffaelangelo : “… ed è suo merito e lode che il primo senza manco degli italiani fabbricatori Carlo Serassi da Bergamo gli si rendesse quasi discepolo a maestro sommesso e obbediente, che le opinioni sue proprie sacrificasse a quelle del prode amico e venerato, e non una sol volta rimettesse mano egli sommo e sommamente accurato, ora a correggere ora ad aggiungere di perfezione a quello che già perfetto parevagli»26.


Dichiara il progetto di Carlo «bellissimo» e gli «piace assai»:


«… si metterà in esecuzione ad litteram, giacché non potrebbe essere più ben concepito, sì in riguardo alla quantità dei Registri, come anche in riguardo alla qualità dei medesimi (…) perché mi piace, e mi piace assai»27.


Ma nel 1825 lo strumento, a motivo dell’utilizzo delle canne di Ripieno del vecchio organo ad insistenza del frate28, non tiene l’accordatura:


«Per ciò che riguarda il semplice ripieno dell’organo io sarei di sentimento di cominciare dalla Duodecima fino all’ultimo registro di ripieno e mettere tutto ad ardere sul fuoco e così dimenticare ogni memoria del pessimo organo vecchio che a nostro malanno abbiamo conservato. Che spesa porterebbe a mettervi un ripieno da galantuomo, nuovo e costrutto tutto dalle vostre mani…?»29.


Lo stesso dicasi per il registro Cornetto a una fila:


«Dietro alcune mie riflessioni, relativamente al nostro nuovo organo, ho conosciuto che non và bene mettere un registro di Cornetti a 3 canne e l’altro a una canna sola; ma di ciò posso dire mea culpa, giacché io solo, e non loro, avea così disposto, la priego quindi di rimediare nel modo ch’Ella stimerà meglio»30.


Questo ci spiega perché l’organo ha avuto un successivo parziale rifacimento, protrattosi per tredici anni con aggiunte e cambi, tra cui: l’inserimento dell’organo eco; l’abbassamento di un semitono con l’aggiunta di una canna ad ogni registro; la sostituzione di quasi tutte le canne antiche riutilizzate nel Ripieno; il loro parziale reimpiego nell’organo eco; la costruzione di una facciata di stagno in sostituzione di quella precedente, trasferita nel prospetto ‘in cornu evangelii’; il cambio dei registri Flauto in XII con la Violetta Bassi 2' e Fluttoni Soprani 8'; la trasformazione della Tromba da 8' in 16'; la sostituzione del Violoncello Soprani 16' con l’Oboe Soprani 8'; l’aggiunta delle Campane e altro31.

Lo strumento venne collaudato il 21 maggio 1838 alle ore 17.00 con musiche dello stesso Padre Davide scritte appositamente (in totale quindici composizioni)32. Il collaudo, preceduto da manifesti e da poesie in lode dei costruttori e del suonatore (un’epigrafe, una canzone, due sonetti, un sibillione, un’altra epigrafe33), segnò «il trionfo» e dei Serassi presenti al gran completo e di Padre Davide»34. Da quel momento, il frate, come ci assicura il citato biografo Galloni, non suonò che sue musiche. Anzi, i numerosissimi brani che compose sono stati pensati sul quell’organo, per tanti anni il suo «più fedele compagno di vita»:


«… l’organo certamente era sorprendente quanto alla ricchezza degli strumenti e alla perfetta loro corrispondenza. Inoltre era un organo fatto su misura per P. Davide»35.


«… ma dal 1825, allorché ebbe un nuovo organo e come lo desiderava lui, il P. Davide lasciò di suonare musica d’altri per limitarsi alla sola sua produzione […] conoscendo di essersi formato uno stile»36.


«… quell’organo era stato da lui ideato, per tanti anni fu il suo più fedele compagno di vita, fu lo strumento più espressivo dei suoi sentimenti musicali, e il mezzo a lui più consono per le sue elevazioni spirituali»37.


Dunque, l’arte e lo stile del frate sono espressione dell’opera serassiana. L’organo, infatti, fu commissionato a Carlo, «già in grande riputazione» e giudicato «il migliore dei fabbricatori allora viventi». Il frate faceva da guida allo stesso Serassi, il quale «per la lunga pratica ed il gusto squisito» modificava e rifaceva a norma degli «ottimi suggerimenti» dell’altro38.


8. È riconoscente e grato «usque ad infinitum»

Dopo il successo dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna, Padre Davide diventa ancora più entusiasta della Serassi, tanto da essergli riconoscente e grato «usque ad infinitum»:


«… perciò io le protesto e protesterò mai sempre, coi segni più sensibili della mia più viva, e sincera riconoscenza d’esserle grato, usque ad infinitum»39.


Ribadisce continuamente la grande stima e l’antica amicizia:


«… se il Conv.° n.ro di Parma fosse in situazione di far giusta spesa, si riccorrerebbe tosto alla Famiglia Serassi, e non ad altri, e di ciò se ne può assicurare e per la stima grande ch’io hò di Loro, e per n.ra antica amicizia»40.


Loda, con invidiabili parole, l’ operare dei fratelli Serassi:


«La fama che per ogni intorno risuona, e fa eco alla loro inarri.ble abilità sperimentata nelle tante insigni opere da loro fatte con universali e veraci applausi, che renderanno mai sempre i loro Nomi, celebri, gloriosi, cari, ed utili alla patria, la prevenzione di questa fama dissi, produce in me una viva speranza di veder pienamente pago il desiderio di tutti questi divoti cittadini, che unitavi anche la circostanza della promessami particolare premura in contrassegno appunto dell’antica nostra sincera amicizia, punto non restami di che dubitare sul felice riuscimento di quest’opera»41.


Ricorda la fortuna economica della ditta, «ormai miglionaria» nonché la «magnificenza del suo Palazzo»42. Richiama il valore della devozione mariana e dell’opportunità di fare un omaggio alla Beata Vergine Maria venerata nella basilica, con la collocazione gratuita di un registro, dono che, per la Serassi, è «meno di un bicchier d’acqua»:


«Girolamo con gl’altri suoi bravissimi giovani, vanno lusingandomi ch’Ella sia per farmi un’improvvisata; ma qual maraviglia? Nel privarsi Ella di questo Registro per darlo in dono alla gran madre di Dio Maria SS.ma tanto miracolosa che con tutta pompa, e devozione si venera in questo nostro sacro tempio, recarebbe forse qualche minimo sconcerto alla borsa sua?! Nò certamente; anzi devo dire con tutta schiettezza che per la rispettabilis.ma Famiglia Serassi, ormai miglionaria, e che non invidia le altrui fortune e che nella magnificenza del suo Palazzo non la cede a chi che sia, questo dono egli è meno di un caffè, anzi meno di un bicchier d’acqua»43.


Non manca di ricordare la «grande virtù e meriti» che contraddistingue la famiglia Serassi:


«Nel tempo stesso che vi priego a spedirmi un bel progetto per il sudetto organo vi priego ancor ad essere onesto nella domanda, onde i poveri Faentini non abbiano a spaventarsi; ma abbiano invece motivo di dire che i Serassi in mezzo alla loro grande virtù e meriti, pure sono onesti»44.


9. Procura lavoro

Padre Davide procura lavoro alla Serassi che contraccambia invitandolo a collaudare i loro strumenti. Il suo parere, parecchio richiesto da committenti e organari, era determinante nella scelta della ditta. Con gli organari è sempre stato molto chiaro: onesto e distaccato, al di là delle preferenze e amicizie.

Anche altri noti costruttori (Bossi, Lingiardi, Amati, e altri) lo chiamano a collaudare e inaugurare i loro strumenti, perché, come abbiamo accennato, sa far risaltare al meglio le potenzialità dello strumento, in particolare con l’uso di tonalità che lo rendono più potente.


10. «… antica nostra sincera amicizia»

Nel 1825 il frate parla della «antica nostra sincera amicizia»45. Perché antica? Per questi motivi:

- con Carlo aveva in comune il medesimo insegnante, il maestro abate Davide Bianchi46, didatta privato dal 1806, poiché, avendo Felice Moretti già quindici anni, non poteva iscriversi alla scuola Lezioni caritatevoli47 di S. Mayr, per avere superato l’età, a causa di una lunga malattia;

- prima di entrare in convento aveva frequentato la loro fabbrica d’organi;


«Né va dimenticato che a Bergamo aveva fatto amicizia coi Serassi, i grandi costruttori di organi, e così era entrato nella conoscenza di come si fabbricano gli organi»48.


- aveva suonato e ammirato i loro strumenti, già celebrati e diffusi;

- il 22 novembre 1818 collauda, all’età di ventisette anni, il monumentale organo Serassi della cattedrale di Piacenza (op. 369, a. 1818)49:


«… durante l’anno di noviziato, cosa veramente straordinaria e che già manifesta il grado di preparazione e la notorietà di cui godeva, fr. Davide fu invitato a collaudare l’organo della cattedrale di Piacenza di recente costrutto. L’invito era partito dai fratelli Serassi costruttori dell’organo e buoni amici del frate sin dai tempi dei suoi studi a Bergamo. Il collaudo, riuscito meravigliosamente bene, avvenne il 22 novembre 1818, appena cioè quattro mesi dall’ingresso del Moretti in convento, e fruttò al novizio ammirazione e stima»50.


Dall’intestazioni delle lettere emerge la profonda stima che il frate aveva per il grande Carlo e i suoi fratelli: «Sig.r Carlo Serassi Celeberrimo / Edificatore d’Organi»51, «il Sig.r Carlo e Fratelli Serassi / Celeberrimi edificatori d’Organi»52.

11. L’accademia del 1838 in casa Serassi per «festeggiare l’arrivo dell’esimio nostro concittadino e maestro, il Reverendo padre Davide minore riformato»

Nel 1838, 27 maggio, il Giornale della Provincia di Bergamo, racconta che, nel salone circolare del loro principesco palazzo, «ben adorna casa» con «magnifica sala», di via Pignolo n. 1369, si è svolta una pubblica accademia per «festeggiare l’arrivo dell’esimio nostro concittadino e maestro, il Reverendo padre Davide minore riformato»53. Con tali festeggiamenti si rende omaggio al frate che, quattro giorni prima, collaudò il citato «stupendo organo nuovo» Serassi54 della chiesa conventuale di Santa Maria in Campagna in Piacenza, opera 537 anno 183855.

Il concerto diviso in due parti, aperte dal frate con due sue brillanti Sinfonie, era tenuto da musicisti affermati del qualificatissimo ambiente artistico bergamasco: i valenti professori Giacomo Cantù organista e pianista, Giorgi Lorenzo flautista, Francesco Carminati oboista, Piatti Antonio violista e figlio Alfredo violoncellista (poi celebre in Europa). Fu notevole il successo: all’accademia intervenne un «copioso numero di ascoltatori», «il fior fiore dei cittadini»56.


11a. Padre Davide «… sbalordiva l’uditorio»

Padre Davide, dunque, è l’ospite d’onore. La sua maestria - dice la cronaca - lasciava senza parole. È esecutore «incomparabile», soprattutto per pulizia nel fraseggio delle note e per la «precisione» di tempo. Quando esegue all’organo le sue sinfonie, sbalordisce l’uditorio per «l’indescrivibile magistero» dell’esecuzione:


«Lo stesso Padre Davide, profondo conoscitore dell’organo, suonatore incomparabile sotto molti rispetti, massime per nettezza di note e precisione di tempo, egli medesimo apriva il trattenimento con una ben condotta e brillante sinfonia da esso lui composta; e sbalordiva l’uditorio con l’indescrivibile magistero della esecuzione. Bisognerebbe udirlo per formarsene una adeguata idea»57.

Un degno omaggio al grande organista a cui i Serassi erano particolarmente grati.


12. Lettere commendatizie

Padre Davide faceva il possibile per contraccambiare la gentilezza serassiana. Lo deduciamo dalle commendatizie che lascia ai Serassi allorché per la prima volta si recavano in importanti città forestiere quali Genova, Firenze, Roma. Sono lettere di raccomandazione e di presentazione. Essendo egli molto conosciuto come organista, non avendo interessi di parte, godeva di piena fiducia. Inoltre, in qualità di francescano conventuale, si avvaleva dell’appoggio di numerosi monasteri sparsi per l’Italia e di stimati confratelli. Questo era un grosso aiuto per i Serassi:


«Io, il P. Vicario, il P. Guardiano, il P. M. R. Sgorbati, ed altri ancora, se così a voi piace, tutti dico avremo il piacere d’accompagnarvi con n.re lettere nel viaggio che siete per intraprendere fino a Roma1. Mi graziarete però di significarmi (e ciò con quella confidenza, e libertà propria degli amici veri, e sinceri) come debbano essere concepite queste lettere, onde potervi servire a dovere, in ciò che in tale circostanza dovesse abbisognare»58.


«… nella lusinga di potervi munire, per mezzo del Sig.r Canonico Bolla, di quattro righe commendatizie per Firenze, io credo bene di spedirvi intanto la lettera da voi aspettata per Genova»59.


13. Le espressioni di amicizia

Il frate ha espressioni confidenziali nei confronti dei Serassi che manifestano non solo comunanza di idee ma affetto, mitezza, cordialità, lealtà:


«Mi spiace di non potervi tener compagnia colla Polenta, e cogl’uccelletti, poiché io sono in Quaresima, e mi tocca mangiar da magro quotidianamente fino al 25 del venturo Dicembre»60.


Ecco alcuni esempi:

- si definisce: «Amico vero»61, «Servo ed Amico»62, «sincero amico»63, «Aff.mo Amico»64, «pieno di stima»65;

- parla di: «amicizia vera»66, «cordiale amicizia»67, «antica sincera amicizia»68, «libertà propria degli amici veri sinceri»69;

- chiama l’interlocutore: «Amico Carissimo»70, «Amico arcicarississississimo»71, «Ornatissi.mi e Pregistis.mi»72;

- ha verso di loro: «stima grande»73, «distinta stima»74, «vera stima», «verace stima»75, «confidenza»76, «dovrebbe essere a voi ben nota la stima, che in grado superlativo, ho sempre avuto dei preziosi lavori»77, «vivo attaccamento»78;

- dichiara che la famiglia Serassi è modello di professionalità «che amo sinceramente ed a cui desidero ogni bene»79 a motivo della «vostra onestà, e dall’amicizia»80; «in lode della sempre rispettabile vostra Fabbrica»81 è «pronto sempre ai vostri comandi»82;

- ricorda: «la di loro bene sperimentata bontà»83;

- spera: di «trovarmi in convento per abbracciarvi»84;

- ringrazia: per la «premura»85 a lui dimostrata, nonché delle «cortesi vostre esibizioni»86 di venire a Bergamo in quest’autunno «per godere di vostre, per me sempre preziose grazie»87;

- li saluta: «con vivo attaccamento»88, «con tutto l’affetto»89, «carissimamente»90, con «i sinceri complimenti»91 e «cordialissimi saluti»92; contraccambia «centuplicatamene»93;

- conclude: «vi abbraccio con sincero affetto»94.


14. Successi e lavoro

Il frate è contento dei successi della «sempre rispettabile v.ra fabbrica»95 e si sente onorato a periziare i loro organi e fare da loro referente:


«Vi ringrazio dell’onore che mi avete procurato col propormi, a Trento, per la perizia di quell’organo, e se, per colà, sarò cercato, vi andrò volentieri»96.


«… dovrebbe essere a voi ben nota la stima, che in grado superlativo, ho sempre avuto dei preziosi lavori»97.


I famosi bergamaschi, da parte loro, sono felici che una persona così nota e stimata come fra Davide li abbia in preferenza. Erano gelosi del lavoro, realizzato con grande attenzione e perizia, ed erano allarmati allorché altri estranei, prendevano in mano loro strumenti. Padre Davide conoscendo questo, stava ben attento a non offendere la suscettibilità degli amici bergamaschi.


«… mè stato rifferito che Ella abbia sentito dire che Bossi faccia l’Org.o nuovo nel n.ro Conv.o di Parma, ciò che assolutamente è falso, anzi hò l’onore di dirle, che se il Conv.o n.ro di Parma fosse in situazione di far giusta spesa, si riccorrerebbe tosto alla Famiglia Serassi, e non ad altri, e di ciò se ne può assicurare e per la stima grande ch’io hò di Loro, e per la n.ra antica amicizia»98.


«Falso falsissimo che il Bossi abbia messo mano nell’Organo da voi fatto in questa n.ra chiesa. Il vostro dubbio, in proposito, mi hà veramente offeso. Dovrebbe essere a voi ben nota la stima, che in grado superlativo, hò sempre avuto dei vostri preziosi lavori»99.


I committenti si fidavano di padre Davide ed egli dei Serassi:


«… poiché siccome i sopra mentovati signori (di Soriasco op. 370, a. 1817), si riportano intieramente al mio sentimento; così io pure mi sottometto in tutto al savio vostro parere, e ciò che in proposito stimerete meglio di fare, sarà ben fatto»100.


15. Schiettezza e lealtà

Il noto frate, con spiccata bontà di cuore, era leale, schietto e prudente. Interessante è il suo giudizio di ammirazione per il lavoro altrui. Infatti distingue nettamente il lato umano da quello professionale, nel senso che se il lavoro non andava bene lo diceva chiaramente, anche se l’artefice era un’ottima persona. Dalle lettere questo emerge limpidamente.

È indicativa la lettera del 1836101 a Giuseppe III Federico, costruttore dell’organo di Codogno, in occasione del collaudo, in cui si nota molta saggezza; Padre Davide capisce i problemi e va subito al sodo. Parla di «far tacere li criticoni non meno che li suonatori»102; consiglia, invece, di ripassare il Ripieno che «non và bene»:


«Vi scrivo due righe per salutarvi caramente, e dirvi nello stesso tempo che l’Organo di Codogno è stato da me pienamente collaudato, con attestato in forma, da me scritto e consegnato alla Fabbriceria, in forza del quale voi siete abbastanza garantito, e la Fabbriceria riposa tranquilla sulla mia parola. Bisogna però che secretamente vi renda avvisato che il Ripieno hà bisogno di una mano ancora, e così far tacere li criticoni non meno che li suonatori, quali tutti d’accordo convengono che il ripieno non và bene»103.


Riguardo al progetto di costruzione dell’organo per la chiesa parrocchiale di Maleo (Brescia), si appella alla loro comprovata onestà:


«Mi raccomando quanto mai so e posso per quel ribasso che vi verrà suggerito dalla vostra onestà, e dall’amicizia»104.


Riportiamo, a proposito, alcuni significativi pensieri, in cui si evidenzia che, anche con i suoi amici più intimi, quali i Serassi, egli tenne sempre un discorso «schietto, franco e talora rude»:


«Anche con i suoi amici più intimi, quali i Serassi, il P. Davide tenne sempre un discorso schietto, franco e talora rude perché nella costruzione di organi ci si attenesse all’onestà, al tempo, al giusto prezzo, all’adempimento del contratto giustamente stipulato»105.


«P. Davide era, per natura, piuttosto riservato nei suoi giudizi, né mai ne proferì se non dietro insistenze e sempre in forma privata e confidenziale»106.


«P. Davide, nel suo modo di comportarsi, fu estremamente coscienzioso esigendo serietà nella costruzione di organi da parte delle Ditte, quando naturalmente veniva interpellato»107.


«… ci basti solo sapere quanto credito godesse il suo giudizio benigno sempre, ma imparziale sul valore dei Fabbricanti»108.


16. La dimensione spirituale

Padre Davide è sempre stato considerato come straordinario organista, ma pochissimi o nessuno (a parte i confratelli) lo hanno considerato sotto l’aspetto spirituale. Diamo un cenno alla spiritualità, perché la sua arte ne è stata influenzata in modo determinante; si direbbe: un valore aggiunto, tant’è che senza essa egli non avrebbe ottenuto traguardi considerevoli. Uomo di Dio, egli è vissuto nella sofferenza, povertà francescana e umiltà, benché avesse talenti per essere primo nel mondo musicale organistico di gran parte del secolo XIX. Egli comunicava per trasmettere agli altri la bellezza del suono, dell’organo, perché i fedeli sentissero e vedessero il Signore con il cuore. Esprimeva emozioni, per farne un apostolato missionario e attirare anime al Signore.


«… perché avendo avuto da Dio felici disposizioni alla musica, con essa intendeva lodare Iddio e più lodarlo quanta più perfezione fosse riuscito a raggiungere»109.


Se egli non avesse scelto il convento claustrale avremmo una musica senz’altro geniale, disincantata, facile da ascoltarsi, ma meno intensa, partecipata e spirituale.


«P. Davide fu gioviale e allegro. Lo fu prima di farsi frate, durante gli studi musicali a Bergamo, come testimoniano esplicitamente le amicizie allora contratte e le testimonianze successive, e tale si mantenne da frate. Basterebbe solo scorrere la sua musica e la spiccata preferenza per quella di Rossini che in qualche maniera rispecchia la sua. Certo le malattie di cui ebbe a soffrire smorzarono la naturale vivacità e cordialità, in genere tuttavia non fece mai pesare sugli altri le sue infermità»110.


Il frate emerse per l’umiltà e delicatezza di animo:


«Nel silenzio e nel raccoglimento, lontano dal frastuono del mondo e dagli elogi tentatori, P. Davide intendeva raggiungere anche quella perfezione cristiana e religiosa che era in cima a tutti i suoi desideri. Lo dimostra che anche quando lasciava il convento o per funzioni sacre o per collaudi di organi egli si tenne per quanto poté, sempre in disparte, ritirato, quasi appartato nonostante le lodi tributategli, proprio per non dissipare il bene del silenzio interiore, del raccoglimento»111.


Era suo intento predicare con la musica, suscitare, aneliti, aprire l’animo alla parola di Dio:


«La sua musica fu sempre casta e religiosa, penetrava nel cuore come una predica ben fatta, o disponeva ad ascoltare la parola di Dio come una meditazione purifricatrice»112.


E ci riusciva in maniera meravigliosa. Il suo scopo era mettere a frutto il talento, a gloria di Dio ed elevazione dei fedeli. La sofferenza fisica, che lo ha accompagnato per tutta la vita, sembra una continua prova del Signore per mitigare il suo temperamento gioioso, vitale, comunicativo e simpatico:


«Pochi anni dopo che si fece frate cominciò a soffrire di emicranie, più tardi si aggiunse il terribile male dell’asma. In queste malattie seppe sempre vedere la mano sapiente di Dio ed egli, nonostante l’abbattimento che tali malattie gli procurarono, nonostante il dolore che spesso durava ininterrottamente per giorni e giorni, seppe sempre, come Giobbe, mantenersi sereno e paziente»113.


Essa lo ha condizionato positivamente, in quanto ha approfondito il pensiero musicale:


«Ma dove maggiormente si distinse, fu, oltre che all’impegno costante per la musica e alla sua profonda umiltà, nella povertà e nella sofferenza»114.


Il ruolo di frate e sacerdote, chiuso nel chiostro115, a contatto con le anime (nel confessionale), ha indirizzato la sua arte «per farsene scala a Dio»116:


«.. l’arte divina del P. Davide contribuì molto a tener viva la devozione del Santuario della madonna di Campanga»117.


«Oh! Nessuno di noi dimenticherà giammai le sante e dolci emozioni che in noi suscitavano quei suoni celestiali, cui unico e solo sapeva comandare al suo strumento»118.

«Se erano le feste del Dio nato in carne che si celebrasse, ei riportava proprio alla capanna di Betlem e coi pastori ti poneva a ginocchi innanzi al presepio»119.


«Egli scriveva musica con impiego di campanelli, piccole campane, di trombe e di altri strumenti marziali, ma la fusione che aveva nel suo animo tale era da non irritare né il suo né l’altrui buon orecchio, e di tali strumenti si serviva non per virtuosismi, ma per ottenere lo scopo di raggiungere i cuori»120.


«Fu povero di spirito e di fatto. Nelle numerose uscite dal convento ebbe regali e doni molti e di vario genere. Nulla mai volle conservare per sé, ma tutto portava al Superiore perché ne disponesse come meglio gli piaceva»121.


«Era un misto di spirito di povertà e di delicatezza»122.


17. Organi citati nelle lettere

Nelle lettere notiamo un gran numero di organi citati, indice della sua ampia attenta e profonda presenza nel mondo organario. La maggior parte sono opera Serassi: per alcuni erano in corso le trattative, per altri c’era la semplice notizia della riuscita, oppure del procedere dei lavori. Tutto questo indica l’intensa attività del frate, volto a fare consulenze, perizie, collaudi e concerti di inaugurazione.


«… [la sua consulenza] molto spesso era richiesta dai Parroci, rettori di Chiese, sia per la scelta dei fabbricatori d’Organi, sia per un giudizio competente sui progetti presentati dalle Ditte costruttrici»123.


«E tali richieste continuarono per ben 45 anni, cioè sino alla morte “giacché giorni prima della sua morte aveva ricevuto due inviti per collaudi»124.


«… posso asserire che tutte queste Provincie vanno a lui debitrici del gran numero d’organi eccellenti, che ci si trovano, e dei progressi fatti nel modo di suonarli»125.


La specifica indica la sua estesa conoscenza e partecipazione a numerosi eventi organari e organistici. Egli diceva che i suoi concerti di inaugurazione erano tanti quanto i suoi capelli126.


Bologna, S. Caterina alla strada maggiore, op. 453 a. 1828

Borghetto Lodigiano, op. 399 a. 1822


Castel S. Giovanni op.

181 ca. 1780

483 a. 1831


Castione


05/02/1828 n. 250MoF

21/05/1828 n. 252MoF

15/06/1828 n. 253MoF

21/11/1834 n. 265MoF

23/12/1822 n. 240MoF


08/09/1830 n. 257MoF

04/10/1830 n. 258MoF

20/06/1834 n. 262MoF






Codogno op. 198 a. 1782


Cortemaggiore


Faenza


Genova N.S. d. Vigne op. 460 a. 1829


20/06/1834 n. 264MoF

12/02/1836 n. 266MoF


04/10/1830 n. 258MoF


05/02/1828 n. 250MoF

26/02/1828 n. 251MoF

15/06/1828 n. 253MoF


04/10/1830 n. 258MoF

01/11/1831 n. 260MoF

26/09/1832 n. 261MoF





Lodi, cattedrale, op. 531 a. 1837.


Maleo (Lodi) op. 508, a. 1834.


Modena, organetto


Orio Litta, op. 474 a. 1831

20/06/1834 n. 264MoF


20/07/1833 n. 262MoF 27/08/1833 n. 263MoF

20/06/1834 n. 264MoF

21/11/1834 n. 265MoF


11/08/1829 n. 255MoF

03/11/1829 n. 256MoF


20/07/1833 n. 262MoF





Parma, padri conventuali francescani


Parma, Duomo op. 224 a. 1787


Parma, Steccata


Piacenza S. Protasio a op. 458, a. 1829.


07/08/1824 n. 249MoF

11/11/1824 n. 243MoF

11/11/1824 n. 243MoF

30/04/1829 n. 254MoF

11/08/1929 n. 255MoF

20/07/1833 n. 262MoF






S. Nicolo oltre la Trebbia (Piacenza) op. 373 a. 1819


Piacenza S. Lazzaro Alberoni, op. 274 a. 1800


Piacenza, S. Maria di Campagna op. 537 a. 1838


Sarmato (Piacenza) op. 363 op. 1817

27/08/1833 n. 263MoF


19/06/1824 n. 242MoF


20/06/1834 n. 234MoF

26/11/1822 n. 238MoF

07/12/1822 n. 239MoF

23/12/1822 n. 240MoF

19/06/1824 n. 242MoF 11/11/1824 n. 243MoF

21/07/1825 n. 246MoF

03/08/1825 n. 247MoF

04/08/1825 n. 248MoF

07/08/1826 n. 249MoF

15/06/1828 n. 253MoF

26/09/1832 n. 261MoF

11/11/1824 n. 243MoF





Stradella (Pavia) op. 246 a. 1793.97, op. 491 a. 1832

Soriasco (Pavia) op. 360, a. 817


Torino, B. V. della Consolata op. 554, a. 1841

Torino, chiesa di S. Carlo op. 450, a. 1828



27/08/1833vn. 263MoF

26/09/1832 n. 261MoF


10/06/1862 n. 267MoF


15/06/1828 n. 253MoF






Trento, S. Maria Maggiore op. 436 a. 1827





26/02/1828 n. 251MoF 04/10/1830 n. 258MoF





18. Conclusioni

Padre Davide con la musica d’organo non solo esprime il meglio di sé ma ne fa strumento di santificazione per sé e gli altri, nella gioia della vita. Egli utilizza il linguaggio del tempo. Cercava la semplicità l’immediatezza per comunicare; rifuggiva l’accademismo perché lo distoglieva, dal popolo, per sentirsi uno di loro come è nella sua umile origine e nelle dinamiche di apostolato dei frati francescani.

Con i Serassi, i più grandi organari dell’Italia ottocentesca, ha comunanza di idee, sentimenti e solida amicizia. Da una parte Padre Davide è grato per la loro bravura di cui ne beneficia con il pregevole organo della basilica di S. Maria di Campagna e con la bella figura che gli procurano i loro lavori da lui raccomandati, dall’altra i Serassi lo stimano per la competenza, per le eccezionali qualità di musicista e per la lealtà di persona sopra le parti, tanto da organizzare in suo onore, nel 1838, una pubblica accademica. Grazie al buon numero di lettere (ventinove) di Padre Davide ai Serassi, caratterizzate da uniformità di tema ed estese in un arco di tempo considerevole (per lo più in sedici anni), è possibile trarre alcune linee guide della professionalità del rinomato frate e dei rapporti con i celebri organari. Ne emerge una figura simpatica, competente, volitiva e leale che tiene conto dell’onestà, del giusto prezzo, dell’esatto adempimento del contratto.

Dalla corrispondenza traspare una proficua e sincera intesa tra due grandi della storia organaria e organistica italiana dell’Ottocento.


Abstract

Lo studio riguarda i rapporti tra i Serassi, famosi organari bergamaschi attivi dal il 1720 al 1895, tra i più celebri dell’Italia ottocentesca (dal 1781 al 1870), e il noto organista Padre Davide da Bergamo (Felice Moretti) (1791-1863), minore conventuale. Tra loro c’è una lunga sincera amicizia. Da questa stima è nata una delle opere più importanti della storia organaria italiana: il magnifico Serassi (1824-1838, op. 537) della ducale chiesa basilica di Santa Maria di Campagna di Piacenza, annessa al citato convento. Grazie al buon numero di lettere (ventinove) di Padre Davide ai Serassi, dal 1822 al 1862, caratterizzate da uniformità di tema ed estese in un arco di tempo considerevole, è possibile trarre alcune linee guida della professionalità del rinomato frate e dei rapporti con i celebri organari. Ne emerge una figura competente, volitiva e leale, che tiene conto dell’onestà, del giusto prezzo, dell’esatto adempimento contrattuale, e che si fa garante delle parti contraenti. Dalla corrispondenza traspare una proficua sincera intesa tra due grandi della storia organaria e organistica italiana dell’Ottocento.


Abstract inglese

The study concern the relationschips among the “Serassi”, famous “organari bergamaschi” (1720-1895) and the well known organist “Padre Davide” from Bergamo (Felice Moretti, 1791-1863). From their long and cicnere friendschip was born a respect that has produced one of the mos important works of the italian “organaria” history: the magnificent Serassi (1824-1838, 0p 537) situated in the basilica “Santa Maria di Campagna” of Piacenza. From the copious correspondence (29 letter from 1822 tho 1862) of Father Davide to the Serassi professionalism, competence, honesty and sincerity emerge in the relationships of the famous monk with the well-knowm “organari”.


Appendice


Le lettere (1822-1862)127


♦ Id.: 238MoF. Data: 26/11/1822

Dall’indirizzo della prima lettera di Padre Davide ai Serassi emerge che Carlo «Celeberrimo / Edificatore d’Organi», di quarantacinque anni, è l’organaro più celebre del nord Italia. Il frate, di trentuno anni, esprime il desiderio che l’organo della basilica di S. Maria di Campagna venga da lui accomodato e restaurato, pertanto, si affida alla «di Lei bene esperimentata gentilezza, bontà, e carità». Elenca le operazioni necessarie - un organo nuovo utilizzando l’esistente - e chiede un preventivo il cui costo sia sostenibile dal convento. Nell’arco di vent’otto giorni seguono cinque lettere (tre di Padre Davide e due dei Serassi, di cui non abbiamo il testo).


All’Ornat.mo e Preggiat.mo Sig.re

il Sig.r Carlo Serassi Celeberrimo

edificatore d’Organi in Borgo

Pignolo nella Cont.a

S. Tomaso Bergamo


Gentilis.mo Sig.re, Piacenza dal n.ro Conv.o di S. M. di Camp.a li 26. 9bre1822.


L’odierno n.ro Guardiano cioè il M. R. P. Sgorbati già Super.e Delegato Gen.e Organizzatore, e Ristauratore di questi n.ri Conventi a V.a S.a pur anche noto, memore di quanto ella graziosamente e disse, e si spiegò con riguardo all’Organo di questa n.ra Chiesa, m’impone di scriverle la presente, e dirle, che tutto il suo impegno in oggi sarebbe di fare ogni sforzo onde da V.a S.a Riv.ma, venghi accomodato, ed aumentare quest’Organo, in modo che sia corrispondente, ed al desiderio di que’ Cittadini divoti, non meno che alla magnificenza del Tempio, ed alla Celebrità del Santuario; ma per riuscire a tanto si brama di V.a S.a qual somma sarebbe necessaria, e sino a qual tempo s’accontenta di aspettare l’intera soddisfazione, facendosi le seguenti operazioni, cioè

i Mantici, il somiere, la Tastiera, la Pedaliera, l’aggiunta di cinque tasti, Contrabassi, Timballi, Principale di 16. Piedi, e le sue Ottave corrispondenti, 4. Registri di Ripieno, con sei stromenti in chiave di Basso cioè Trombe, Fagotto Reale, Violoncello, Viola, Ottavino, e Bombarde, ovvero Arponi, ed altri 6. in chiave di Violino cioè Trombe, Corni da Caccia, di legno, Fluta Traversiera, Corno Inglese, Corna Musa, Clarinetti, Violino Bassi e Soprani, [Flauto in duodecima] Bassi e Soprani, Campanini di Metallo N. 32, Tamburo Reale ed il Giocho a 4. Mani.

Se in rate discrete e molte, dice il Guardiano, il Sig.r Serassi si conterrà, bene io m’impegno; diversamente, con mio sommo dispiacere, converrà che più non pensi all’Organo. // Così il mio R. P. Guardiano, che lo riverisce ben distintamente, e si raccomanda alla di Lei bene sperimentata gentilezza, bontà, e carità. Priegola adunque di consolante riscontro riguardo al descritto affare, a mettermi in iscritto l’ultimo ristretto dell’importo dell’Opera, ed il tempo nel quale senza seco pregiudizio potrà essere in caso d’accordarne l’intero pagamento.

Aggradisca pertanto le proteste di mia sincera stima, nel mentre che, riverendola nel Signore, passo a soscrivermi qual sono di Lei.


Umil.o ed Aff.mo Servo

Fr. Davide M.a da Berg. Min. Oss. Rif.

Al secolo Felice Moretti.

Al Frate Davide di Piacenza


[Pagina 2 verso]

Li 30. 9mb. 1822

Al Frate Davide di Piacenza


♦ Id.: 239MoF. Data: 07/12/1822


In pochi giorni c’è la risposta di Carlo Serassi. Chiede dettagliate informazioni dell’organo esistente nella basilica di S. Maria di Campagna, al fine di fare un’esatta proposta di progetto e di costi. Padre Davide risponde elencando le caratteristiche dell’organo e le variazioni necessarie. In queste ci sono le novità dell’organaria più avanzata, propria dei Serassi, quali: numerosi registri ad ancia, un Ripieno sviluppato maestoso e corposo, un’estensione della tastiera fino a sessantasei note (Do-1-La5), il meccanismo della Terza e Quarta mano, altro.


Alli Ornat.mi e Preggiat.mi Sig.ri

il Sig.r Carlo e Fratelli Serassi

Celeberrimi edificatori d’Organi

in Borgo S. Tomaso

Bergamo


Gentilis.mo Sig.re, Piacenza da Nos.ro Con.to di S. M. di Campagna

il giorno 7. 10bre. 1822.



Ho finalmente ricevuto la tanto sospirata preggiat.ma sua in data dei 30. 9bre, la quale fu tosto da me presentata al nostro M. R. P.re Guardiano (Sgorbati) il quale avendo riconosciuto le di lei graziose istanze, per più che ragionevoli, e necessarie, ha di subito rilasciata a me l’incombenza d’inviarle la presente per quindi renderla minutamente raggualiata intorno a tutto ciò che V.a S.a Rivm.a giudica opportuno, onde venire alla determinazione del preciso ultimo ristretto dell’importo dell’Opera.

L’Organo adunque esistente in questo n.ro Magnifico Tempio, non è che di solo di 8 piedi; a riserva però del 1.mo principale, il quale è di 12 piedi; la voce della prima Canna di prospetto, è un Ala mi rè profondo; in quanto poi alla larghezza della luce di prospetto, osserverà la qui inclusa misura, nella quale troverà marcato anche la larghezza della Canna medesima.

L’Organo sudetto contiene i seguenti registri cioè Principale 1.mo bassi e soprani in un sol registro; Principale 2.do bassi e soprani in sol registro; Ottava, bassi e soprani parimente in un sol registro; 8 registri di ripieno, cioè decima quinta, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Trigesima terza Trigesima sesta, Sesquiaterza Flauto in 8.va Flauto in 12. Cornetto reale, Fluta traversiera Cornetto 1.mo Cornetto 2.do Cornetto 3.o Voce Umana, Tromboncini bassi e soprani n.o 5 Timballi di legno, ed il registro de Contrabassi.

Le mutazioni poi, non che le aggiunte, che secondo il debole mio sentimento giudico esser per quest’Organo assolutamente necessarie, sono le seguenti //

Cioè convertire il 1.mo principale in principale 2.o; il 2.do levarlo, e che resti a disposizione di V.a S.a e sostituirvi poi un principale 1.mo bassi e soprani di 16 piedi, con le sue Ottave corrispondenti, e che l’Ottava vecchia serva d’Ottava al principale 2.do; si porà inoltre l’aggiunta di 4.o registri di ripieno, oltre alli 8 di sopra nominati; li registri del Flauto in 8.va e Flauto in 12.a si conserveranno. Se il Cornetto reale sarà da V.a S.a dichiarato superfluo si leverà, e resterà a di lei disposizione; resterà parimenti a di lei disposizione la vecchia Fluta. I Cornetti 1.o 2.o 3.o si conserveranno. La Voce Umana pure si conserverà. I Tromboncini si leveranno, e resteranno a disposizione del M. R. P. Guardiano, il quale conta di farne un dono ad un altro n.ro Cont.o; anche i 2 registri, Timballi e contrabassi si leveranno, e resteranno a di lei disposizione. Il vecchio somiere del tutto sano e forte rimarrà a di lei disposizione. L’attuale tastiera poi è composta di 59 tasti, i primi 8 de quali formano l’ottava scavezza, e negli acuti non arriva che al solo D re; onde fa duopo assolutamente il farne una di nuovo, la quale sia formata di tutta quell’attenzione ch’io desidero, che arrivi cioè, non solamente al G ut acuto, come le accenai nell’altra mia, ma che abbia anche il tasto Al re, essendo che colla Musica moderna occorre spessissimo di doversi servire di queste acutissime voci; nei bassi però, non farà l’ottava distesa ma bensì scavezza; nel modo appunto che ha tenuto coll’Organo della sua Parochia di Pignolo; lascio poi a V.a S.a piena libertà di sciegliere per la tastiera medesima quella qualità di legno [bosso od ebano n.d.r.] che stimerà più a proposito. Oltre il Tamburo reale (il quale sarà fatto nel modo che si costuma cogli Organi moderni) collocherà pure nell’ultimo pedale un altro Tamburo composte di canne espressamente fatte per tale oggetto col suo rispettivo registro, per averlo volendolo, a tutti i pedali.

Quattro sono i Mantici quali per verità non sono in cattivo stato; ma ne occoreranno sicuramente altri due per lo meno; il locale però e grande, e spazioso capace di 6 ed anche di 8 Mantici se fossero necessari; //

La larghezza della facciata è di 8 braccia abbondanti, ed occorrendo si potrà ridurla anche di 10 e di 12 braccia; la sua altezza è proporzionata qualche alla ma poco; anche il locale dell’interno dell’Organo tanto in larghezza che in altezza offre alla regolare disposizione delle canne un vasto più che sufficiente. Rapporto poi ai propostimi cinque registri a lingua, le significo che ben volontieri abbracierò il di lei consiglio circa la qualità; ma circa la quantità poi, il mio desiderio sarebbe d’avere, oltre i registri sud.ti un violoncello nei Bassi, ed una corna Musa negli acuti da collocarsi sopra la Tastiera.

Questo e quanto le posso dire in riscontro della preggiat.ma sua ed altro non restami, se non pregarla, a volermi tosto favorire di un pronto e consolante riscontro nel mentre che riverendola sentitamente, per parte anche del N.ro M. R. P.re Guardiano [ho il piacere di] soscrivermi qual sono di Lei.


Umil.mo ed Aff.mo Serv.o,

Fr. Davide M.a da Berg.o,

Min. Oss. Rif.

Id.: 240MoF. Data: 23/12/1822

Padre Davide ritiene il progetto «bellissimo» e lo farà mettere in esecuzione «ad litteram», giacché non potrebbe essere più ben concepito, sia riguardo alla quantità dei registri che alla qualità dei medesimi, perché «mi piace, e mi piace assai». Attende, ora, il prezzo definitivo oppure, se non può indicarlo in modo preciso, lo indichi approssimativamente, senza però diminuire o accrescere il progetto.


Alli Ornat.mi e preggiat.mi Sig.ri

Li Sig.ri Carlo e Fratelli Serassi

Celebri fabbricatori d’Organi

in Borgo S. Tomaso

Bergamo


Caris.mo Sig.r Serassi Piacenza dal N.ro C.o di S.a M.a di Camp.a li 23. X.bre 1822.


In riscontro alla 2.da sua preggiat.ma, le significo, che il di lei bellissimo Progetto si metterà in esecuzione ad litteram, giacché non potrebbe essere più ben concepito, si in riguardo alla quantità dei Registri, come anche in riguardo alla qualità dei medesimi. Il Principale 2.do poi, se V.a S.a ama di conservarlo, lo conservi pure, giacché non è in cattivo stato, ed ha una voce discreta; anzi le dirò che tutto l’Org.o presente è in buonissimo stato, e suona ecellentemente, ed hà un Ripieno così vibrato, e robusto, che gli Uditori non sanno persuadersi, che l’Org.o sia così imperfetto come io glielo dipingo; ha poi una facciata che è veramente una meraviglia da vedersi, e sembra fatta di finissimo Argento; onde di tutte quelle Canne che si dovranno levare se nè potrà servire per il nuovo Org.o secondo che giudicherà opportuno. Hò piacere che anche i vecchi Mantici si conservino, non scorgendo in essi il minimo difetto; in quanto poi al somiere, non si prenda pena, giacché per poco che V.a S.a sia per valutarlo, sarà sempre oltre ogni n.ra aspettazione. Per Tamburo Reale poi, io intendo propriamente il Tamburo di pelle naturale, simile a quello che si trova nel famoso Org.o fatto da loro nella Chiesa Parocchiale di Borghetto, nel Lodigiano.

Ho sentito poi con piacere, che V.a S.a Riv.a abbia divisato di recarsi costì nella prossima Quaresima, e spero che in tale circostanza si darà fine a quest’intavolato affare, mediante una decisiva scrittura che V.a S.a farà, non già col P.re Guardiano, ma bensì coi Membri componenti la Congregazione, ossia // ossia Fabriceria di questa n.ra Chiesa.

Frattanto però ella avrà la sofferenza di riscontrarmi subito subito, indicandomi il ristretto prezzo dell’Opera; questo è ciò che assolutamente m’occorre di presente per poter prendere quelle giuste misure che ora mi sono indispensabili; la priego pertanto, e la priego caldissimamente in questa mia s.sa lettera a volermi graziare di pronto, anzi prontissimo riscontro, e se non può indicarmi il prezzo per ristretto, me lo indichi per approssimazione, per incirca, che per me questo basta presentemente, e si riserva poi alla sua venuta allorché avrà esaminato il tutto co’ propri occhi, di fare quella ristretta ultima, e precisa dimanda che sarà conveniente ad ambi le parti, senza però diminuire o accrescere il di lei Progetto, ma eseguirlo ad litteram, come dissi, perché mi piace, e mi piace assai.

Le rinnovo adunque le mie caldissime suppliche....che senza più, sicuro sicurissimo di un consolante riscontro, passo di fretta, riverendolo distint.e a soscrivermi qual sono di lei



Umil.mo ed Aff.mo Servo,

Fr. Davide M.a da Berg.o,

Min.Oss. Rif.


Id.: 241MoF. Data: 27/11/1823

La lettera è di circa un anno dopo la precedente e racconta dell’impossibilità di un bravo giovane di Piacenza di accettare l’invito dei Serassi a lavorare presso loro. Questo indica, come detto128, l’attenzione dei celebri organari a chiamare presso sé giovani capaci e motivati, anche se di altre città.


Alli Ornatissimi e pregiatissimi Sig.ri

Il Sig.r Carlo e Frattelli Serassi

Bergamo


Gentil.mo Sig.re


In riscontro alla pregiat.ma sua, in data dei 20 dello spirante 9.bre le significo che, il bravo Giovine di cui V.a S.a R.a fà ricerca non può, con suo dispiacere, accettare l’invito fattogli di venire cioè in casa loro, in qualità di lavorante, a cagione della doverosa assistenza che deve prestare e che presta cotidianamente alla vivente sua madre, la quale abbisogna d’una continua, e personale assistenza di questo suo unico figlio. Questi però, non solo si offre, ma desidera moltissimo di poterla servire, qui in Piacenza, in costruire tastiere di qualunque sorta, qualora però le venga spedito da V.a S.a l’occorrente legname, e mi assicura che userà di tutta la sua abilità per servirla colla più possibile esattezza; onde in caso affermativo, V.a S.a R.a non avrà che a spedire gl’opportuni legnami e sarà tosto servita con tutta premura ed impegno.


Piacenza 27. 9.bre 1823.


La riverisco distin.e per parte anche del n.ro M. R. P. Guard.no Sgorbati, e sono

Di V.a S.a R.ma

Umil.mo Serv.e

Fr. Davide M.a da Berg.o

M.O. R.


Del Padre Davide di Piacenza


♦ Id.: 242MoF. Data: 19/06/1824

Siamo alla fine di giugno, a sette mesi dalla precedente. Il lavoro per l’organo della basilica di S. Maria di Campagna sta procedendo. Padre Davide chiede una piccola variazione di registro: il Clarone bassi anziché l’Arpone bassi, ambedue ad ancia. Per la prima volta si definisce «servo ed Amico», cosa che farà in tutta la corrispondenza.


Alli Ornat.mi e pregiat.mi Sig.ri

Li Sig.ri Carlo e Frat.i Serassi

Celebri Fabbricatori d’Organi

Bergamo


Pregiat.mo Sig.re


Qualora Ella sia ancora in tempo, io sono a pregarla d’uno de’ più distinti favori; ed è di mettere nell’Org.o n.ro, i Claroni bassi, invece degli Arponi. Se in ciò Ella può favorirmi (senza notabile suo pregiudizio) farà cosa molto grata, a me, non meno che ai Signori di questa Congregazione.

I Signori del Collegio di S. Lazzaro desiderano di sapere se i Sig.ri Serassi saranno in grado d’accomodare il loro Org.o entro l’anno venturo 1825.

Aggradisca pertanto i miei cordiali saluti, per parte anche del n.ro M. R. P. Guard.no Sgorbati, ed in attenzione di consolante riscontro passo di fretta e sono


Piacenza li 29. Giugno 1824.


Di V.a S.a R.ma

Umil.mo servo ed Amico

Frà Davide M.a

da Berg.o Min.Oss. Rif


♦ Id.: 243MoF. Data: 11/11/1824

Quattro mesi dopo la precedente, Padre Davide scrive a Ferdinando. Tratta di problemi amministrativi. C’è un ripensamento sul tipo di registri da mettere nell’organo della basilica di S. Maria di Campagna. Il frate ammette di avere sbagliato, «ma di ciò posso dire Mea culpa», nel volere il primo Cornetto a tre file e il secondo a una sola canna.

All’Ornat.mo e pregiat.mo Sig.re

il Sig.r Ferdinando Serassi

Celeberrimo Fabbricatore d’

Organi in

Bergamo


Sig.r Ferdinando pregiat.mo Piacenza li 11. 9.bre 1824.


Diriggo a lei questa mia come a mio particolare confidente, e le dico che il R.do P.re Diego attuale Guard.no del n.ro Conv.to di Borgonuovo, desidera sapere se sono state a loro consegnate le L. 500 moneta nostra di Piacenza, già speditegli da qualche tempo, per conto del vecchio debito etc. inoltre m’impone di dirle che al primo loro arrivo in Piacenza sarà in pronto la somma occorrente per il saldo.

Dietro alcune mie riflessioni, relativamente al nostro nuovo Org.o hò conosciuto, che non và bene mettere un Registro di Cornetti a 3 canne, e l’altro a una canna sola; ma di ciò posso dire Mea culpa, giacché io solo, e non loro, avea così disposto. La prego quindi di rimediare nel modo ch’Ella stimerà meglio.

Nell’Organo della chiesa Parrocchiale di Sarmato, si desiderano alcune aggiunte, e di queste ne riceverà la commissione al loro arrivo in Piac.za.

Frattanto pieno di stima cordialmente la riverisco per parte anche del n.ro M. R. Sgorbati, e mi creda qual sono con tutto l’affetto.

Di Lei


Aff.mo servo ed amico vero

Frà Davide


P. S. Trovandomi, pochi giorni sono in Parma, sono stato chiamato per l’Org.o del Duomo; ma non potei andarvi, perché già prima impegnato per l’Org.o della Steccata, or’ora accomodato da Monte Santi; ma eccettuata la Fluta, niente di particolare.


[Pagina 2 verso]

Li 14. 9mbe 1824

Risposto a Parinetto Piacenza


♦ Id.: 244MoF. Data: 09/02/1825

Siamo a febbraio, a distanza di tre mesi dalla precedente. Padre Davide ringrazia la famiglia Serassi, «che amo sinceramente ed a cui desidero ogni bene», dell’interessamento alla sua salute, peraltro «perfettissima». Ricorda che ha ormai finito di copiare i concerti di Mayr, che gentilmente l’autore ha voluto prestare.


Agl’Ornat.mi e pregiat.mi Sig.ri

i Sig.ri Fratelli Serassi

Chiaris.mi Fabbricatori d’Organi

Bergamo


Ornat.mo Sig.re Piacenza li 9. Feb.o 1825.


Il nostro Molto Rev.do Padre Guard.no mi comanda di riscontrare alla pregiat.ma sua in data dei 3. del cor.te Feb.o e ciò unicamente per assicurarla maggiormente dello stato in cui mi trovo di perfettissima salute, al che di più aggiungo che grazie al cielo nemmeno sono stato ammalato.

La ringrazio però di vero cuore per la parziale, e sincera cura di cui premura verso di me, nonché di tutta la rispettabil Famiglia Serassi, che amo sinceramente ed a cui desidero ogni bene, nel mentre che riverendola distint.e, per parte anche del sud.o P. Guard.no, non meno che di tutta Piacenza la quale sospira la sua venuta, passo di fretta e sono


Di V.a S.a Ill.ma

Umil.mo Servo ed Amico

Frà Davide M.a

Min.e Oss.e Rif.o


P. S. La priego dei miei più distinti doveri al Sig.r M.o Mayr, al quale dirà che quanto prima le verrà, per mano sicura, consegnati i noti Concerti, che si degnò di favorirmi, giacché finalmente sono alle ultime carte: cioè sono quasi copiati. Scrivo di tutta fretta perché sono di partenza per Parma e Reggio.


[Pagina 2 verso]

Li 9. Febb.° 1825

Del Padre di

Piacenza

♦ Id.: 245MoF. Data: 16/05/1825

Siamo a maggio. Sono poche righe interlocutorie a tre mesi dalla precedente, con cui augura buon viaggio per Piacenza.


Pregiat.mo Sig.re Piacenza li 16. Mag.o 1825.


Colgo il favorevole, ed opportuno incontro del Latore della Presente che fà ritorno alla Patria, per riverirla dist.nte, ed in pari tempo per augurarle, un felice viaggio per Piacenza.

Mi creda qual mi protesto di essere, e sarò sempre

Di V.a Sig.a Riv.ma

Umil.mo S.o ed Amico

Frà Davide

Min. Rif.


P. S. La priego riverirmi tanto, e poi tanto il deg.mo di Lei Frat.o D. Giovanni al quale dirà che = Promissio boni viri, est obbligatio = e che perciò non manchi alla data parola, di venire cioè, nella circostanza dell’Org.o nuovo, a passare qualche tempo con noi in Convento.



♦ Id.: 246MoF. Data: 21/07/1825

La lettera è a poco più di due mesi dalla precedente. Riferisce di mandare degli oggetti di cantiere (canne, ruota per mantice) per la costruzione dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna, richiesti dal capo lavorante Melgassata. Chiede curioso cosa sia il «registro vacuo» e cosa potrebbe mettersi «di galante». Raccomanda di spedire qualche canna di Ripieno (perché quelle vecchie sono logore) e di mandare otto Campanelli per completare la sucessione. Richiama la «di loro bene sperimentata bontà».


Agl’Ornat.mi e pregiat.mi Sig.ri

li Sig.ri Carlo, e Frat.i Serassi

Celeberrimi Fab.ri d’Organi

Bergamo


Pregiat.mo Sig.re Piacenza 21. Luglio 1825.


Girolamo mi ordina di significarle che per il Principale di 32 piedi occorrono N. 12 Ottave di mezzana misura, con bissola lunga; inoltre hà di bisogno una ruota per un Mantice, con cilindro, e ferri occorrenti; necessita pure N. 5 Ottave di misura stretta, cominciando al F ut 2 3 4 5 che serviranno per le prime dell’Ottava.

Le Ottave dell’vecchio Org.o non sono più buone perché logore; Girolamo però le ha destinate per altri lavori specialmente per farne dei canali di vento.

Si desidera sapere cosa sia quel registro vacuo, in chiave di Basso, e cosa si potrebbe mettere di galante. Farà inoltre cosa ben fatta se porterà seco lui qualche numero di canne da Ripieno perché molte canne del vecchio ripieno sono ormai logore. Mi raccomando poi assaissimo alla di loro bene perimentata bontà, onde mi voglia spedire anche il rimanente dei Campanini al compimento del numero 30 cioè otto di più del concertato, essendo che, una tastiera così estesa merita un maggior numero di Campanini, posti gradatamente, e starebbe assai male, se doppo il N. 22 si cominciasse subito il ritornello.

Girolamo hà trovato qualche differenza nelle misure, ed ha dovuto per ciò far lavorare un

buon numero di muratori per ben 4 giorni.

Di tutta fretta, ma pieno di stima, mi soscrivo qual sono di V.a Sig.a Riv.ma


Umil.mo servo

Frà Davide


♦ Id.: 247MoF. Data: 03/08/1825

Lettera interessante e articolata, a distanza di pochi giorni dalla precedente. Padre Davide è riconoscente e grato, «usque ad infinitum», a Carlo e alla intera famiglia Serassi. Perché? Loda l’operare serassiano. Sottolinea che la fama «fà eco alla loro inarri.ble abilità sperimentata nelle tante insigni opere da loro fatte con universali e veraci applausi». È desideroso di ascoltare il nuovo organo. Fa alcune osservazioni tecniche, riferendosi ai «bravissimi giovani» della Serassi che gli hanno preannunciato una sorpresa (collocazione di qualche registro). Richiama il valore della devozione mariana e dell’opportunità dell’omaggio di un registro da loro posseduto, ricordando che esso è niente rispetto alla fortuna economica della Serassi «ormai miglionaria», il cui benessere è visibile nella «magnificenza» del loro principesco palazzo da poco acquistato129. Altra osservazione è l’uso della tastiera, di non indovinate dimensioni, con i tasti diatonici neri e diesis bianchi. Altre particolarità sono : gli ornamenti di bronzo sul frontale della tastiera e la conservazione dei mantici vecchi. Propone di mettere il registro Arponi, da lui prediletto, nella parte bassa dove hanno lasciato apposito spazio, in quanto si equilibrerebbe bene con la parte soprani. Girolamo Melgassata rimane l’uomo di fiducia: è addetto al montaggio dell’organo ed è il punto di forza delle maestranze, capaci di collocare strumenti complicati e risolvere al meglio situazioni difficili.


All’Ornat.mo e pregiat.mo Sig.re

Il Sig.r Carlo Serassi

Celeberrimo Fab.re d’Organi

Bergamo


Pregiat.mo Sig.re Piacenza 3. Agosto 1825.


Ho ricevuto la car.ma sua, in riscontro di cui le significo che, Girolamo hà ormai quasi finito il suo lavoro. La priego quindi di recarsi costì al più presto possibile, onde ultimare quest’opera, e rendere così soddisfatto quest’ultimo Popolo Piacentino, il quale và sospirando il momento di sentire e gustare questo n.ro nuovo Organo.

La fama che per ogni intorno risuona, e fà eco alla loro inarri.ble abilità sperimentata nelle tante insigni opere da loro fatte con universali e veraci applausi, che renderanno mai sempre i loro Nomi, celebri, gloriosi, cari, ed utili alla Patria, la prevenzione di questa fama dissi, produce in me una si viva speranza di veder pienamente pago il desiderio di tutti questi divoti cittadini, che unitavi anche la circostanza della promessami particolare premura in contrassegno appunto dell’antica nostra sincera amicizia, punto non restami di che dubitare sul felice riuscimento di quest’opera.

I Signori della Congregazione hanno umiliato a Sua Maestà Maria Luigia nostra Regina e pia Sovrana, la supplica per l’esenzione dei Dazii, ed ha avuto tosto il suo effetto.

Resto come il Sig.r Spada non abbia osservato nella tastiera che hà fatto per noi, il difetto dei tasti bianchi, i quali sono alti smisuratamente, come anche il difetto dei tasti neri, i quali in proporzione dei diesis sono alquanto corti, e nel maneggiare i tasti neri bisogna tener rampicate le mani, per non urtare nei diesis.

Li ornamenti poi di bronzo, si sono trovati tutti, a riserva di quel di mezzo dove si metterà il loro Nome, onde non occorre che gli spedisca di nuovo.

Si sono conservati li 4 Mantici del vecchio Org.o, i quali sono bensì buoni e sani, ma hanno le stecche così grosse, e dure, che sicuramente non potranno servire all’intento, se Ella non avrà // non avrà la bontà di farmeli accomodare.

Torno a pregarla di nuovo, perchè mi chiarisca intorno a quel registro vacuo, che trovasi nei Bassi, indicandomi quale stromento abbia Ella destinato di mettervi: Girolamo mi dice che gli Arponi ci starebbero molto bene, e vi sarebbe una maggior uguaglianza trà la parte bassa e la parte soprana, essendo che nei bassi, come Ella sà, non abbiamo che il Fagotto, e li Claroni; ed unendovi anche li Arponi, l’Opera sarebbe propriamente compita, e di piena mia soddisfazione.

Girolamo con gl’altri suoi bravissimi giovani, vanno lusingandomi ch’Ella sia per farmi un’improvvisata; ma qual maraviglia? nel privarsi Ella di questo Registro per darlo in dono alla gran Madre di Dio Maria SS.ma tanto miracolosa che con tutta pompa, e divozione si venera in questo nostro sacro tempio, recarebbe forse qualche minimo sconcerto alla borsa sua?!

Nò certamente; anzi devo dire con tutta schiettezza che per la rispettabilis.ma Famiglia Serassi, ormai miglionaria, e che non invidia le altrui fortune, e che nella magnificenza del suo Palazzo non la cede a chi che sia, questo dono egli è meno di un caffè, anzi meno di un bicchier d’acqua.

Già di questa grazia più non dubito, e perciò io le protesto e protesterò mai sempre, coi segni più sensibili della mia più viva, e sincera riconoscenza d’esserle grato, usque ad infinitum.

La riverisco distint.e e colla solita stima, sono

Di V.a Sig.a Riv.ma

Umil.mo S.o ed amico

Frà Davide


Id.: 248MoF. Data: 04/08/1825

La lettera è del giorno successivo. Siamo in prossimità del ferragosto. Riferisce del trasporto dei lavoranti da Piacenza a Bergamo al termine della costruzione dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna.


All’Ornat.mo e pregiat.mo Sig.re

Il Sig.r Carlo Serassi

Celeber.mo Fab.re d’Organi

Bergamo


Ornat.mo Sig.re Campagna 4. Agosto 1825.


Avendo di già spedita alla Posta una mia lettera e non potendola più ritirare, perchè già registrata, sono costretto d’inviarle anche questa seconda, per significarle che in caso non potesse Ella venire per il giorno 15. cor.e, e che fosse in pronto la robba, del che mi renderà inteso, dietro un di lei prontissimo riscontro, Girolamo, con gl’altri lavoranti hanno concertato di prendere qui in Piacenza un volante, o caretto, e venire con questo a Bergamo per il giorno sud.to, caricando poi sul medesimo tutto l’occorente. Ma se la robba non fosse in pronto, oppure Ella avesse divisato di recarsi costi prima del gior.o 15., in questo caso, i Lavoranti si serviranno della stessa sua vettura, essendo che hanno bensì stabilito frà loro di venire per qualche giorno alla Patria, mà a piedi non sono in grado, perché il caldo eccessivo non glie lo permette.

Al primo ordinario non manchi di riscontrarmi, per norma dei sud.ti Lavoranti.

Le rinfresco la memoria della Ruota che occorre per un Mantice, come pure di qualche Pelle morbida e grossa per li giochi dei Contrabassi.

Perdoni, e mi creda qual di lei sarò sempre


Aff.mo S.o ed amico

Frà Davide


Id.: 249MoF. Data: 07/08/1826

Lettera confidenziale, a distanza di un anno dalla precedente: «Amico arcicarississississimo». I Serassi tengono ad essere preferiti ad altri. Ma se loro non accettano di mettere mano a qualche organo, allora bisogna provvedere altrimenti. È quanto fa capire Padre Davide in merito all’organo del Convento di Parma.

Riguardo quello della basilica di S. Maria di Campagna, desidera che sia perfetto e ammirato. Tuttavia occorre una revisione: il meccanismo è ottimo ma il Ripieno è scordato a motivo dell’uso (voluto espressamente da Padre Davide) delle vecchie canne130. Ricorda la stima, la preferenza, l’«antica amicizia» di casa Serassi.


Amico arcicarississississimo

Piacenza

Campagna li 7. Agosto 1826.


Colgo l’incontro di questo nostro Religioso che portasi a Parma per alcuni giorni, per riverirla distintamente, ed in pari tempo per assicurarla che al Sigr. Bossi non è stata data (per ora) incombenza veruna circa l’Org.o n.ro di Parma, così che se Ella volesse assumerne l’impegno, farebbe, a me, non meno che al R. P.re Guard.no un segnalato favore, oltre di che, le di operazioni, non restarebbero senza mercede, anzi appuntino saranno soddisfatte. Che se poi Ella non ne volesse sapere, come altre volte, ad onta delle nostre più calde preghiere, si è protestato, allora sarò sicuramente costretto, e necessitato a procurarmi qualche altro che lo accomodi alla meglio, giacché l’Org.o sud.o è ormai ridotto in uno stato da non poterlo più soffrire, come mi scrive da Parma il R. P.re Guard.no di quel convento. Rifletta adunque e mi dia qualche risposta. Per di lei norma poi le dico anche che quantunque il sud.to Org.o abbisogni di varie, e non indifferenti operazioni, pure il sud.to P. Guard.no non trovasi in caso, in giornata di far altra spesa che quella di farlo pulire, rimettere alcune cannette di Ripieno, e riaccordarlo alla meglio che si può; e ciò è quanto giudico bene di significarle a scanzo d’equivoci, giacché mè stato rifferito che Ella abbia sentito dire che Bossi faccia l’Org.o nuovo nel n.ro Conv.o di Parma, ciò che assolutamente è falso, anzi hò l’onore di dirle, che se il Conv.o n.ro di Parma fosse in situazione di far giusta spesa, si riccorrerebbe tosto alla Famiglia Serassi, e non ad altri, e di ciò se ne può assicurare e per la stima grande ch’io hò di Loro, e per la n.ra antica amicizia.

Passiamo ora ai bignosi del n.ro nuovo Org.o di Campagna.

L’Org.o di questa n.ra Chiesa, è molto scordato. Nel Ripieno si sentono delle voci così disgustose, che fanno propriamente fastidio. Quel che siasi però di meccanismo, tutto và bene, e non vi scorgo niente // niente di sconcertato. Gli stromenti a lingua vanno tutti bene a risserva di alcune voci negli acuti. Le Trombe poi fanno buon effetto nella prima Ottava; ma dopo le prime 12 o 13 canne non fanno più verun effetto perché deboli al maggior segno, onde se fosse possibile il rimediarvi, mi farebbe sicuramente un favore molto grande. Quel che più mi rincresce poi, si è che essendo stato determinato di far venire uno frà i più Celebri Suonatori d’Organo, il quale facilmente sarà Bonfichi, per il solennissimo Triduo che si farà in questa n.ra Chiesa verso la metà del prossimo mese di 7.bre, e chi sà con qual straordinario concorso di forastieri, perché funzione non mai più fatta, così, voleva dire, temo di molto che questi suonatori, trovando l’Org.o scordato, non prendino motivo di criticarmelo, il che molto mi rincrescerebbe, e mi farebbero non poco scomparire presso i Signori della Fabbrica, coi quali altro non faccio che dir bene dell’Org.o.

Quindi se Ella può liberarmi da questa vessazione, con darle anticipatamente una ripassata, mi farà non un piacere, ma una carità delle più grandi. Non intendo però di aggravarlo, onde se assolutamente non può pazienza.

La riveriscono distintamente, il M. R. Padre Sgorbati, il mio R. P. Guard.no, con tutto il rimanente di questa Religiosa Famiglia, e segnatamente tutti gli Signori Membri della Congregazione, ma di più di tutto però, che si protesta, con vivo attaccamento, e verace stima

Di V.a Sig.a Meritev.lma

Vero ed Aff.mo Servo ed Amico

F. David


[Pagina 1 verso]

Li 7 Agosto 1826

Del Padre Davide di Piacenza


♦ Id.: 250MoF. Data: 05/02/1828 131


Sono passati un anno e sei mesi dalla precedente. Padre Davide raccomanda un preventivo per l’organo della chiesa dei Servi in Faenza, accanto al duomo. Siccome i richiedenti non sono benestanti si affida alla loro morigeratezza.


All’ornat.mo e pregiat.mo Sig.re

Il sigr. Ferdinando Serassi

fab.e d’organi in

Bergamo


Amico Car.mo


Ricevo in questa mattina una lettera da Faenza, in forza della quale io debbo ora pregarvi a volermi spedire un progetto d’organo, il quale sia adattato alla Chiesa prepositurale dei Servi, la quale Chiesa sarà grande come la chiesa di S. Leonardo in Bergamo. Il contratto di un tale organo si farà sicuramente nel tempo che sarete a Bologna per l’organo di S.a Catterina; ma è necessario che ora abbiano un progetto onde poter formarsi un idea della qualità e numero dei registri, non meno che della somma totale che detto organo sarà per importare. Io ho visitato il locale e posso assicurarvi che è comodo sufficientemente.

Nel tempo stesso che vi priego a spedirmi un bel progetto per il sudetto organo vi priego ancor ad essere onesto nella domanda, onde i poveri Faentini non abbiano a spaventarsi;

In Piacenza niente di nuovo. Dopo domani però si aspetta la nostra Sovrana Maria Luigia, la quale si fermerà due o tre giorni al più.

Non vi rincresca pertanto di riverirmi distintamente tutti i rispettabili vostri Fratelli, nel mentre che salutandovi di cuore e pregandovi di favorevole riscontro passo di fretta e mi dico


Piacenza

S.a M.a di Campagna

Il giorno 5 Febbraio 1828

Il vostro sincero amico

Fr. Davide M.a da Bergamo

Min.e Oss.e Rif.o


P.S. Il Guardiano riverisce tutti i Sig.i Fratelli Serassi e dice che fra qualche settimana la Fabbrica amerebbe di consegnar loro la somma convenuta di Fr. 1000. Desidera sapere del modo con cui deve regolarsi.

Fr. Alberico Guardiano



♦ Id.: 251MoF. Data: 26/02/1828

Dopo ventuno giorni, Padre Davide scrive a Ferdinando per la spedizione di mille franchi per il pagamento della rata dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna. Nell’occasione ricorda il progetto dell’organo di Faenza e dà indicazioni di massima sull’edificio. Raccomanda di stare bassi nel preventivo.


All’Ornat.mo e Pregiat.mo Sig.re

Il Sig.r Ferdinando Serassi

Celebre Fabb.re d’Organi in

Bergamo


Amico Car.mo

Piac.a Camp.a li 26. Febbraio 1828.


Perdonate, vi priego, se prima d’ora non hò risposto alla vostra caris.ma in data dei 13. cor.e. Io stava aspettando il n.ro P.re Guard.no già da qualche tempo assente dal conv.o (ed ecco il motivo del mio ritardo in rispondervi) per significare al medesimo le vostre intenzioni, per ciò che riguarda la spedizione dei mille franchi ecc.; ma non vedendolo mai a comparire al conv.o io penso bene di anticiparvi intanto la presente, quale vi servirà di norma pel Prospetto d’Organo che siete per favorirmi. Per la Chiesa adunque dei servi, in Faenza, quale sarà grande come quella di S. Leonardo che stà dirimpetto alla spezieria Colleoni, in Borgo, prescindendo che detta Chiesa di Faenza sarà forse un momento più larga, ed hà il volto non quadrato, ma tondo e quasi fatto a catino.

Per detta Chiesa adunque, io progettarei, se vi pare un organo di 12 piedi, di una sola Tastiera. Un Prin.e di 16 piedi, mi sembrarebbe necessario; ma io rimetto il tutto al vostro sentimento, e al vostro giudizio: solo vi priego a non spaventarli troppo colla domanda poiché, la Chiesa parrocchiale di cui si parla, ella è povera, e la sola borsa del Parroco sarà quella che dovrà pensare al pagamento dell’Organo.

Nel riscontro che quanto prima mi favorirete, gradirò moltissimo qualche notizia dell’Org.o nuovo di Trento, indicandomi specialmente l’Epoca in cui sarà finito: cosa costi; e di che mole sia costrutto.

Vi saluto colla solita distinta stima, ed amicizia vera e di fretta vi dico


Il V.ro sincero amico

F. Davide


Id.: 252MoF. Data: 21/05/1828

Sono trascorsi quasi tre mesi dall’ultima lettera. Il ritardo del pagamento della rata per la costruzione dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna verrà riconosciuto con gli interessi. Per l’organo di Faenza Padre Davide assicura che c’è stato il suo interessamento. Contraccambia i saluti «centuplicatamene» e fa «sinceri complimenti».


Agl’Ornatiss.mi e Pregiat.mi Sig.ri

li Sig.ri Fratelli Serassi

Celeberrimi Fab.ri d’Organi in

Bergamo

Torino


Amico mio Car.mo

Piac.a Camp.a li 21. Mag.o 1828.


Ho letto la lettera da voi spedita al Sig.r Franco Achille, ed ho sentito con vero dispiacere, che la fabbrica di questa n.ra Chiesa, non abbia per anco soddisfatto al suo dovere, con farvi avere la v.ra rata, già da tanto tempo a voi dovuta. Io però hò parlato, a v.ro favore, coi Sig.ri componenti la fabbrica, e posso ora assicurarvi, che un tale ritardo in soddisfarvi, non proviene da trascuraggine, nè da dimenticanza; ma bensì da tali critiche, e svantaggiose circostanze ch’io qui ommetto per brevità, e solo mi ristringo in dirvi a nome della sud.ta fabbrica che, qualunque sia questo ritardo in spedirvi la somma a voi dovuta, voi nè sarete fedelmente risarcito e rimborsato mediante il pagamento dei rispettivi frutti. Sento però che in brieve ci sarà Danaro in cassa, e quindi, unitamente ai frutti, vi sarà sicuramente spedito ancora l’intera rata.

In quanto poi all’intavolato affare di Faenza, io non posso dirvi altro presentemente, se non d’aver spedito colà il vostro Progetto, e di averlo accompagnato con una mia lettera espressamente scritta a vostro favore, e vantaggio; ma fin’ora non hò ricevuto risposta veruna.

Io voglio sperare però che nel tempo che voi sarete a Bologna per il noto Org.o di S. Catterina, i Sig.ri di Faenza, si procureranno un abboccamento con voi, e si conchiuderà sicuramente anche questo negozio, e spero, con vostro vantaggio.

Vi ringrazio de’ vostri cordiali saluti, quali hò ricevuti per mezzo del M. R.do Predic.re Cini, e vè li ristituisco centuplicatamente. Aggradite ancora i sinceri complimenti di tutta la religiosa Famiglia, nel mentre che, con verace stima, e vivo attaccamento passo a raffermarmi

Di V.a Sig.a Car.ma

Aff.mo amico

F. Davide M. R.


[Pagina 2 verso]

a Borgo Masino

21 Mag.o 1828

Del Padre Davide di Piacenza

15 Giugno 1828

Accredito al P. Bianchi di Piacenza

Peso

Pesi 36:4 pari a Quin. 3:2 a L. 7 L. 21:4

per trasporto di Milano


[Pagina 2 verso]

[numeri e calcoli]

8. 7bre 1830

Del Padre Davide di Piacenza



♦ Id.: 253MoF. Data: 15/06/1828

Siamo a luglio. Padre Davide, dopo ventiquattro giorni dalla precedente, scrive che si è interessato per l’organo di Faenza, ed è sicuro che l’affare si concluderà (ma non andrà in porto). È contento per il successo dell’organo di Torino. L’organo della basilica di S. Maria di Campagna «non mi piace più» perché nel Ripieno è stonato in quanto le vecchie canne (dalla Duodecima in poi) non si amalgamano con quelle nuove132. Ammette la propria colpa per averle volute riutilizzare, ma chiede che vengano tolte e «bruciate». Nel caso i Serassi avessero bisogno di lettere commendatizie cioè di appoggio presso terzi per il viaggio a Roma lo chiedano senza problemi. Ricorda che il motivo del ritardo all’invio della rata scaduta per la costruzione dell’organo è dovuto a «critiche»:


Amico Car.mo

Piac.a S. M. di Camp.a li 15 Giug.o 1828.


Ho ricevuto, ieri, giorno 14 del cor.e, la car.ma v.ra in data dei 9., ed eccomi pronto a riscontrarvi. Il piano dell’Organo per Faenza da voi favoritomi per mezzo de’ Sig.ri Soresi, io l’hò spedito subito al suo destino, accompagnato però con una mia, che scrissi appositamente a v.ro riguardo; ma fino ad ora io non hò ricevuto verun riscontro in proposito, e quindi di presente non posso dirvi altro se nonche assicurarvi che, per quanto spetta a me, io non mancherò di sforzare la cosa, onde quest’affare si conchiuda, e ciò si effettuerà sicuramente nel tempo che voi sarete a Bologna per l’Organo di S. Catterina. Godo moltissimo che l’Organo di Torino sia riuscito bene, ed abbia scosso il ben dovuto generale applauso, e gradimento universale; ma è del nostro? questo, a dirvela propriamente in sincera amicizia non mi piace più. Il ripieno è divenuto debole di tale maniera, che sembra il ripieno di un secondo Org.o. Tutte le voci del detto ripieno sono divenute come sorde, gnecche, e senza corpo. Anche gli stromenti hanno ceduto di molto, eccetuato però l Violoncello, la Corna Musa, li Tromboni, ed il Clarino nè Bassi, i quali si mantengono bene, e fanno effetto; ma tutto il resto non è più quello di prima. Per ciò che riguarda il semplice ripieno dell’Org.o io sarei di sentimento di cominciare dalla Duodecima fino all’ultimo registro di ripieno, è metter tutto ad ardere sul fuoco, e così dimenticare ogni memoria del pessimo Org.o vecchio che a nostro malanno abbiamo conservato. Che spesa portarebbe a mettervi un ripieno da galantuomo, nuovo, e costrutto tutto dalle v.re mani? Sentirò volontieri qualche cosa in proposito. //

Il ritardo poi in spedirvi la rata dovutavi non è stato per difetto del Tesoriere il quale non né hà veruna colpa; ma piuttosto da critiche, e straordinarie circostanze ch’io poi dirovvi a voce al primo n.ro incontro. Ora però posso finalmente assicurarvi che il danaro è pronto, e vi sarà quanto prima spedito. Sarà bene però indicarci il modo tenendi per spedirlo con sicurezza, e ciò per mezzo di una v.ra lettera che quanto prima starò attendendo. Già, vi torno a dire, il danaro è pronto, e stà qui a vostra disposizione.

Io, il P. Vicario, il P. Guardiano, il P. M. R. Sgorbati, ed altri ancora, se così a voi piace, tutti dico avremo il piacere d’accompagnarvi con n.re lettere nel viaggio che siete per intraprendere fino a Roma1. Mi graziarete però di significarmi (e ciò con quella confidenza, e libertà propria degli amici veri, e sinceri) come debbano essere concepite queste lettere, onde potervi servire a dovere, in ciò che in tale circostanza dovesse abbisognare.

Aggradite i cordialissimi saluti di tutta questa religiosa Famiglia, nel mentre che salutandovi caramente passo di fretta a raffermarmi

Di V.a Sig.a Car.ma

Aff.mo servo ed amico

F. Davide


P. S. Dietro una v.ra lettera scritta da Torino a certo Sig.r Franc.o Achille di Piacenza io non mancai di rispondervi subito per posta a Torino; ma bisogna dire che voi foste di già partito per Bergamo, e quindi la mia sarà rimasta in Posta a Torino.


Id.: 254MoF. Data: 30/04/1829

Dieci mesi dopo la precedente. Padre Davide parla dei lavori di S. Protasio a Piacenza (op. 458, a. 1829) e della rata di pagamento dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna. Ringrazia per la «premura» nei suoi confronti dimostrata dalla Famiglia Serassi.


Amico Car.mo

Piac.a Camp.a li 30 Apr. 1829.


Solamente in questa mattina mi è stata consegnata la car.ma vostra. Mi sono però subito recato a S. Protasio, e mi sono caldamente raccomandato, a que’ Sig.ri Fab.ri affinché vi spediscano quanto prima la scrittura onde possiate incominciare il lavoro.

Non hò pure mancato di rinfrescare la memoria alli Sig.ri della fabbrica di questa n.ra Chiesa per la Rata di Franchi 2000, già da più mesi, a voi dovuti, ed hò avuto in risposta che al più presto vi saranno immancabilmente spediti. Abbiate dunque pazienza ancor per poco.

Nell’organo di S. Protasio si metteranno sicuramente li Timballi, ed il Violoncello, ma di ciò ne parlaremo meglio in seguito.

Possibile che in questa benedetta Piacenza non si possa mai trovare un occasione propizia per farvi tenere le note Medaglie?

Se vi si presentasse una qualche occasione per Urgnano, mi fareste cosa grata far sapere in Casa Duci ch’io tengo già da qualche tempo un piccolo piego di carte da spedirgli, d’ordine del Sig.r Priore Duci, e che non mancarò, di fargliele avere, tosto che avrò una pronta occasione.

Vi ringrazio della distinta premura che avete per me non meno che per tutta questa Religiosa Famiglia, ed offerendovi la debole mia servitù in ogni qualunque n.ra occorenza, passo, con verace stima, e cordiale amicizia, a raffermarmi

Di Voi, cari Serassi

Vero amico e servo

F. Davide

Min. Rif.


[Pagina 1 verso]

30 Ap.le 1829

Del Padre Davide di Piacenza


♦ Id.: 255MoF. Data: 11/08/1829


Siamo in agosto. Emerge il legame affettivo con i Serassi: «ma più di tutti vi abbraccio con sincero affetto». Si interessa per la costruzione dell’organo di S. Protasio a Piacenza e di un altro piccolo organo di Modena, non eseguito. Padre Davide è un ottimo procuratore.


Agl’Ornat.mi Sig.ri Sig.mi P.roni Col.mi

li Sig.ri Fratelli Serassi Cel. Fab. d’Organi

Bergamo

Borgo Pignolo


Amico Car.mo


Ho ricevuto la car.ma v.ra, in riscontro di cui vi significo che, quanto prima vi saranno spediti i 1000 fran. Già la Fabbrica di questa nostra Chiesa ha ordinato di sospendere tutti i Legati, unicamente per poter pagar l’Organo. Altro non vi dico ora in rapporto, poiché riceverete, a giorni una lettera dalla Fabb.a stessa, per mezzo di cui, vi si precisarà il giorno in cui riceverete la detta somma. Già da più mesi che il Presidente della Fabbric.a di S. Protasio trovasi assente; ed ecco il motivo per cui non vi è stata per anco spedita la scrittura che voi desiderate. In breve però vi sarà spedita. Ciò che ora mi preme, si è, che voi dovete avere la sofferenza di spedirmi, a posta corrente, un Progettino d’Organo quale non oltrepassi la spesa di 100 zecchini; io mi darò premura affinché si faccia subito il contratto, e voi né determinerete a vostro piacere l’epoca per metterlo in opera.

Il committente, egl’è un signore di Modena, dilettante di Musica, il quale di propria borsa, vuol decorare la piccola sua Chiesa di campagna, con un organetto nuovo. Mi raccomando dunque.

In Piacenza niente di nuovo, eccetto la strepitosa Macchina che a tutta spesa si và costruendo pel giorno dell’Assunta.

Tutta la Religiosa Famiglia vi saluta cordialmente; ma io più di tutti, v’abbraccio con sincero affetto, e con vivo attaccamento mi raffermo

Piac.a Camp.a li 11. Agosto 1829.


Di Voi car.mo

Aff.mo Amico

F. Davide

Min. Rif.


[Pagina 1 verso]

11 Agosto 1829

Del Padre Davide di Piacenza



♦ Id.: 256MoF. Data: 03/11/1829

A quasi tre mesi dall’ultima, Padre Davide si premura di procurare ai Serassi lettere commendatizie per Firenze e Genova. Ringrazia per l’interessamento per la sua salute. Simpatica è l’immagine: «Mi spiace di non potervi tener compagnia colla Polenta, e cogl’uccelletti, poiché io sono in Quaresima, e mi tocca mangiar da magro quotidianamente fino al 25 del venturo Dicembre». C’è affetto e simpatia.


Agl’Ornat.mi e Pregiat.mi Sig.ri

li Sig.ri Fratelli Serassi

Fab.ri d’Organi in

Bergamo


Amico Car.mo


Hò ritardato alquanto in riscontrare la v.ra car.ma, in data del 19. 8.bre prossimo passato, nella lusinga di potervi munire, per mezzo del Sig.r Canonico Bolla, di quattro righe commendatizie per Firenze; ma trovandosi questi tutt’ora assente, e non sapendo precisamente l’epoca del suo ritorno a Piacenza, io credo bene di spedirvi intanto la lettera da voi aspettata per Genova. Se entro lo spazio di 15 giorni, per ipotesi, il sud.to sig.r Canonico ritornasse a Piac.a, sarei io ancora in tempo a servirvi? Nel caso affermativo potreste inviarmi due righe per norma.

Vi spedisco pure la risposta avuta da Modena relativamente al noto organetto, e se vi piace, sentirò volontieri da voi, cosa debba rispondere a quel Sig.re, in proposito.

Godo che voi tutti siate in perfetta salute: io pure non sono mal contento della mia. Mi spiace di non potervi tener compagnia colla Polenta, e cogl’uccelletti, poiché io sono in Quaresima, e mi tocca mangiar da magro quotidianamente fino al giorno 25 del venturo Dicembre.

Se valgo in servirvi, non risparmiatemi, e salutandovi tutti cordialmente passo con vivo attaccamento a raffermarmi:

Di voi


Aff.mo amico e servo

Fra Davide

Min. Rif.


Piac.a Camp.a 3. 9.bre 1829.


[Pagina 1 verso]

3. 9bre 1829

Del Padre Davide di Piacenza

♦ Id.: 257MoF. Data: 08/09/1830


Siamo a settembre. Il frate scrive per chiedere un progetto per il Serassi di Castel S. Giovanni (1780 ca, op. 181). Si tratta di ripulirlo, cambiare i Contrabassi, aumentarlo di registri, cambiare la pedaliera e la tastiera, aggiungere la Terza mano e riaccordarlo.


Agl’Ornatis.mi e Pregiatis.mi Sig.ri

li Sig.ri Fratelli Serassi

Fab.ri d’Organi in

Bergamo



Amico Car.mo

Piacenza li 8 7bre 1830 = dal Conv.o di S.a M.a di Camp.a .


D’ordine dell’ill.mo sig.r Canonico Zanetti di Castel S.n Giovanni, vi scrivo questa mia, quale hà per oggetto il pregarvi caldamente a volervi, al più presto possibile, recare colà, per accomodare l’organo da voi fatto in Chiesa Mag.re il quale abbisogna delle seguenti operazioni:

1.a Smontar tutto l’Org.o, pulirlo, ed accordarlo di nuovo con giusto corista.

2.a Levare i Contrabassi attuali, per sostituirvi un buon registro di Contrabassi nuovi, con le sue

rispettive Ottave parimenti nuove.

3.a Mettere due stromenti, a vostro piacere, nei due Registri vuoti che trovansi in quel sommiere; e siccome quell’Org.o non hà nè Ottavino, nè Corno inglese, così tali stromenti fomarebbono un bel compimento, in quel prezioso Organo.

4.a Cambiar l’attuale Tastiera, non meno la Pedaliera, sostituendovi una Pedaliera robusta, e soda, ed una Tastiera di Ebano vero, fatta sul gusto moderno.

5.a Si desidera pure il così detto Registro di Terzamano, e benché l’Org.o sud.to non sia che di Tasti 50 pure detto ordigno non può, non fare che un buon effetto.

La presente servirà a voi come di formale invito, e la risposta che mi graziarete d’inviarmi, servirà a me, ed al sud.to Sig.r Canonico di quiete, e norma.

Aggradite i cordialissimi miei saluti, e di fretta mi dico il vostro



Aff.mo amico

Fr. Davide da Berg.o

Min. Rif.




P. S. La grandine venuta sabbato scorso, nel Piacentino hà fatto un gran guasto nelle uve. Si sono pesati alcuni di quei pezzi di ghiaccio, ed uno frà gli altri pesava 30 oncie.


[Pagina 2 recto]

Li 27. Ap.le 1831

Spedito li Contrabassi N. 6

Come pure le Ottave M. L. n. 12

Simile le stacole per le valvole n. 6

Accredito al S. Bianchi di Piacenza

Pesi 36: 4 pari a quin. 3:2 aL. 7 L. 21:4

Per trasporto di Milano


♦ Id.: 258MoF. Data: 04/10/1830

Dopo quasi un mese dall’ultima, Padre Davide parla della spedizione della rata (di mille franchi) dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna. Ringrazia dell’invito di recarsi a Bergamo dell’autunno «per godere di vostre, per me sempre preziose grazie». I Serassi erano gelosi del loro lavoro, che facevano con grande attenzione e perizia, ed erano allarmati quando un estraneo prendeva in mano loro strumenti. Padre Davide lo sapeva e stava ben attento a non offendere la suscettibilità degli amici Serassi. È contento dei successi «della sempre rispettabile v.ra fabbrica».


Alli Ornatis.mi e pregiatis.mi Sig.ri

li Sig.ri Fratelli Serassi di Berg.o

Celebri Fabb.ri d’Organi in

Bergamo

Borgo Pignolo


Amico Car.mo

Piac.a Camp.a Li 4. 8.bre 1830.


Hò ricevuto la car.ma v.ra, in data dei 19. 7.bre prossimo passato, ed eccomi pronto a riscontrarvi. La lettera che voi dite d’avermi spedita due mesi fà, io non l’hò ricevuta: bisogna dire che sia andata perduta. Egli è vero che il consiglio di Fabbrica avea fatto distaccare un mandato di mille franchi da spedirsi a voi in sconto della rata 1829 m il fatto si è, che certo sig.r Ferrari, quale aveva, nell’anno passato, sborsati del proprio gl’altri mille franchi, di cui voi mi avete spedito la rispettiva ricevuta, si è, dico, detto sig.re presentato alli sig.ri del consiglio, ed hà ritirato presso di se, la somma sud.ta in sconto appunto dello sborso che del proprio aveva fatto a vostro riguardo. In questa mattina però, sono stato assicurato, dal sig.r Presidente della detta fabb.a che entro il corr.e anno saranno a voi immancabilmente spediti i mille franchi a saldo della rata sud.ta. L’Organo di Corte Maggiore non si fà più, e ciò a cagione di una forte, annuale imposizione, che hà decretato il Governo sulle scarse entrate di quella fabbrica. Falso falsissimo che il Bossi abbia messo mano nell’Organo da voi fatto in questa n.ra chiesa. Il vostro dubbio, in proposito, mi hà veramente offeso. Dovrebbe essere a voi ben nota la stima, che in grado superlativo, hò sempre avuto dei vostri preziosi lavori. Basta non ne parliamo più. Mi darò subito premura di prevenire, con lettera il sig.r Can.o Zanetti, di Castel S. Gioanni, della gita che siete per fare colà, onde combinare con esso Lui, il noto affare. Vi ringrazio delle cortesi vostre esebizioni di venire cioè, a Bergamo in quest autunno per godere di vostre, per me sempre preziose grazie, poiché in questa stagione son troppo impegnato. Vi ringrazio pure dell’onore che mi avete procurato // col propormi, a Trento, per la perizia di quell’organo, e se, per colà, sarò cercato, vi andrò volontieri. Godo assaissimo del grande incontro che avete fatto a Genova, sentirò con piacere ciò che dice la Gazzetta Patria, intorno alla sempre rispettabile v.ra fabbrica.

Io sono di partenza, e forse non si vedremo nel passare che farete da Piacenza; se però fosse per voi necessaria la mia persona in detta circostanza scrivete anticipatamente due righe al n.ro P. Guard.no indicandogli il giorno preciso del vostro arrivo in Piacenza, incaricandolo ancora di farmi tosto avvertito, ch’io procurarò di mettermi in libertà, e così trovarmi in convento per abbracciarvi.

Aggradite per tanto i cordialissimi miei saluti, unitamente a quelli di tutta la Religiosa Famiglia e, pregandovi de’ vostri graditi comandi, passo di tutta fretta, ma con vivo attaccamento a raffermarmi

Di Voi



Aff.mo Amico

Fr. Davide

Min. Rif.


[Pagina 1 verso]

[numeri e calcoli]

4. 8bre 1830

Del Padre Davide di Piacenza



♦ Id.: 259MoF. Data: 23/12/1830


Augura felicità in prossimità del S. Natale 1830.


Alli Sig.ri Fratelli Serassi

Fabb.ri d’Organi in

Bergamo


Amico Car.mo


Due righe sole perché sono di fretta. Vi significo dunque che sono in pronto Mille Franchi per voi. Datemi l’indirizzo, e vi saranno subito spediti.

Approfitto di questa circostanza per augurarvi ogni felicità, nella ricorenza delle prossime feste del Santo Natale, e pregandovi di pronto riscontro, mi dico


Il vostro Aff.mo Amico

F. Davide Min. Rif.

Piacenza li 23 Dicembre 1830.


♦ Id.: 260MoF. Data: 01/11/1831

Siamo a novembre del 1831. Padre Davide riferisce la disponibilità della rata per la costruzione dell’organo della basilica di S. Maria di Campagna. Accenna alle aggiunte di registri all’organo del santuario mariano delle Vigne a Genova. Si dimostra premuroso verso i Serassi. Con loro c’è uno stretto rapporto di sentimenti e di cordialità.


Alli Ornat.mi Sig.ri Fratelli Serassi

Fabb.ri rinomatissimi d’Organi in

Bergamo


Amico Car.mo


Di giorno in giorno vado lusingandomi di vedervi personalmente qui in Piacenza; ma fino ad ora, son rimasto deluso. L’oggetto pertanto che m’induce a spedirvi la presente si è di farvi sapere che, i franchi mille sono ancora presso di me, poiché non avendo, da una parte inteso bene la vostra lettera e dall’altra parte, essendo stato assicurato della vostra venuta a Piacenza entro il passato mese di 8bre, si era creduto per ben fatto il consegnare la sud.ta somma nelle proprie vostre mani. Se quindi amate che vi siano spediti, o per diligenza, o per velocifero, è necessario ch’io conosca almeno io nome della persona cui debbo affidare tal somma. O venite dunque, o scrivetemi.

Il mio bravo scolaro D. Francesco desidera di vedervi al più presto, per comunicarvi alcune determinazioni, prese dalla rispettabil Fabbrica della Chiesa delle Vigne [in Genova], relativamente ad alcune aggiunte che vogliono fare in quel grandioso Organo da voi fabbricato, e così renderlo più grandioso ancora. Venite dunque a Piacenza a combinare anche quest’affare, onde possa il sud.to rispondere a Genova qualche cosa in proposito. Vi saluto carissimamente, ed assicurandovi del sufficiente stato di mia mediocre salute, passo di fretta a raffermarmi,

Di Voi


Aff.mo Amico

Fr. Davide da Berg.o

Minor. Riformato


Piacenza il primo Novembre 1831.


♦ Id.: 261MoF. Data: 26/09/1832


La presente è a quasi un anno dalla precedente. I committenti della Fabbriceria di Soriasco (Pavia) si fidano di Padre Davide ed egli dei Serassi. Altro tema è l’organo della Madonna delle Vigne a Genova che si vorrebbe ingrandire. Ricorda la sistemazione da farsi all’organo della basilica di S. Maria di Campagna, assai scordato, a motivo dell’utilizzo delle canne del Ripieno del vecchio organo133.


Alli Signori Fratelli Serassi

Celebri Fabb.ri d’Organi

Bergamo


Amico Car.mo

N. 2

Piacenza li 26. 7bre 1832.


D’ordine di que’ Signori Fabbriceri della Chiesa Parrocchiale di Soriasco vi significo che, sarebbe loro desiderio d’avere in quell’Organo li Claroni, piuttosto che, gl’Arponi. Già voi v’accorgete aver io fatto da suggeritore in questo negozio; consolatevi però, poiché siccome i sopra mentovati signori, si riportano intieramente al mio sentimento; così io pure mi sottometto in tutto al savio vostro parere, e ciò che in proposito stimerete meglio di fare, sarà ben fatto. Li Arponi per verità mi piaciono moltissimo ma quel ritornello alla prima ottava imbarazza molto il suonatore.

Rapporto poi all’Organo di Genova debbo dirvi che, siccome ne io, ne il Prete mio allievo sapevamo niente affatto in proposito; così ciò che mi avete fatto dire dal Sig.r Can.o Zanetti ci è stato di vera sorpresa. Sò che qualche tempo fà, si desiderava in quell’organo qualche aggiunta, e questo il sò perché da me si voleva un informo circa la quantità, e qualità dei Registri che meglio poteano essere adattati per rendere quell’Organo ancora più grandioso, di quello che è attualmente; ma sò ancora che, i signori componenti quella rispettabil Fabbrica erano disposti, dispostissimi a spendere appositamente per tali aggiunte, quella somma che, sarebbe stata necessaria. In proposito non saprei dirvi altro, almeno di presente poiché; se piacerà al Signore che si rimetta in salute il sud.to mio allievo (ora obbligato a letto con febbre di carattere) questi deve partir subito per Genova, ed in allora per di lui mezzo // potrò ragguagliarvi meglio, e con più consolanti notizie, giacché il sud.to Prete non mancarà di parlare a vostro riguardo, e favore.

E quando mai avremo noi la consolazione di vedere accomodato questo nostro benedetto Organo? Io non intendo già di prescrivervi il tempo, ovvero di obbligarvi ad una precipitosa premura, essendomi ben note le molteplici vostre, e pressanti incombenze; ma mi concederete anche voi, che, facendomi aspettare fino a tanto che i vostri lavori ed impegni prendino un poco di calma, quest’Organo, non si accomodarebbe nemmeno pel giorno del giudizio universale!.. Ciò che in quest’Organo mi fà pena si è, il non poter più accordare li stromenti a lingua, a cagione dei Principali tutti stonati, e disuniti... via dunque, un poco di premura anche per chi, con distinta stima, e cordiale amicizia si protesta

Di Voi

Aff.mo Amico

Fr. Davide M. R.


[Pagina 1 verso]

1.8bre 1832 Risposto come da copia entro

Piacenza. Fra Davide. Soriasco

♦ Id.: 262MoF. Data: 20/07/1833

Lettera dopo quasi dieci mesi dall’ultima. Padre Davide «pieno di amicizia, e stima verace», procura lavoro ai Serassi. Chiede un progetto per un organo di otto piedi per la chiesa di Maleo lodigiano simile a quello di Orio Litta (op. 475 a. 1831) 134e che il prezzo sia «onesto», per suo riguardo. Non è che i Serassi facessero prezzi alti ma avevano spese aziendali che il frate non poteva conteggiare.


Agl’Ornat.mi Sig.ri Pron.i Col.mi

li Sig.ri Fratelli Serassi

Fabb.r i Celeb. di Organi in

Bergamo


Amico Car.mo

Mi occorre da voi un Progetto di un nuovo Organetto di 8 piedi, da collocarsi nella Chiesa di Maleo; (paese lodigiano, alla distanza di circa 3 miglia da Codogno) ma siccome la fabbrica di tale chiesa non è in caso di spender molto, così sarebbe, a mio parere, ben fatto, il mandarmi un progetto limitato, o per meglio dire simile, e corrispodente all’Organo attuale, da voi costruito, nel passato anno, in Orio. In quanto al prezzo io non dubito che sarete, a mio riguardo, onesto a segno da far smentire ogni prevenzione in contrario, per cui la sud.ta Fabbrica animata, ed incoraggiata dalla onesta vostra domanda, si determinerà sicuramente di scieglier voi, a preferenza di qualunque altro.

Quando poi vi si presenterà l’occasione di venire da queste parti, mi farete piacere di rendermi avvertito poiché, desidero di condurvi a Maleo in persona, e così ultimare ogni cosa.

Io stò pertanto in aspettazione di un vostro grazioso riscontro, unitamente al chiestovi progetto, quale deve servire alla mentovata fabbrica di buon regolamento non meno che, di valido argomento per indurre gl’offerenti a generose offerte.

Finora non hò esatto somme verune per vostro conto: credo però che il sig.r Bianchi fabbriciere di S. Protasio in Piacenza, abbia consegnato, o per dir meglio pagato nelle mani di vostro fratello Carlo, una somma in denari contanti. Ciò siavi di norma.

Desidero che per mezzo vostro sieno presentati i cordiali miei saluti a tutti di vostra rispettabil famiglia, nel mentre pieno d’amicizia, e stima verace passo a raffermarmi

Di Voi

Aff.mo Amico e servo

Fr. Davide

Piacenza li 20. Luglio 1833.


♦ Id.: 263MoF. Data: 27/08/1833


Un mese dopo. In nome della «vostra onestà, e dall’amicizia», chiede un ribasso di prezzo per la costruzione dell’organo di Maleo. Parla degli organi di Stradella (op. 491 a. 1832) e di S. Nicolò oltre Trebbia (op. 374 a. 1819). I Serassi desiderano che Padre Davide passi qualche giorno da loro. Egli ringrazia, ma non può accettare l’invito per i troppi impegni.


Alli Stimatis.mi Sig.ri Pron.i Col.mi

li Sig.ri Fratelli Serassi

Fabb.ri d’Organi in

Bergamo


Amico Car.mo

Piacenza li 27. Agosto 1833.



Vengo incaricato a rispedirvi il piano dell’Org.o da eseguirsi per la Chiesa di Malleo, pregandovi, a nome di quella fabb.a, a volerlo estendere in carta bollata onde poterlo presentare al Governo per la necessaria approvazione. Affinché poi non succeda di dovervi di nuovo incomodare con altre lettere, giudico ben fatto il suggerirvi ad estender detto piano, in forma di scrittura esprimendo la grossessa, e qualità dell’Org.o non meno che, l’epoca nella quale sarà messo in opera, il tempo de’ pagamenti, con tutte quelle altre condizioni, solite a promettersi in simili contratti. Mi raccomando quanto mai sò e posso per quel ribasso che vi verrà suggerito dalla vostra onestà, e dall’amicizia.

Li Timballi in 4. Toni constano di canne N. 8 non sarebbe quindi cosa meglio fatta, l’aggiungervene altre cinque per avere così, li Timballi in tutti i Tuoni? Direte dunque nella scrittura: Timballi in 12. Tuoni

Mi sono di nuovo raccomandato all’amico Righetti per il residuo dell’Org.o di S. Nicolò... staremo a vedere l’effetto della mia raccomandazione. Mi sono recato espressamente anche dal sig.r Bianchi, e questi mi hà decisamente promesso di far tenere una somma nelle stesse mani del sig.r Carlo, vostro fratello, in Stradella. Se poi abbia effettuata la promessa questo nol sò precisamente, essendoché il sud.to non è ancor ritornato dal Piemonte.

Vi ringrazio poi delle cordiali e gentilissime esebizioni fattemi, e v’assicuro che il mio desiderio sarebbe proprio di venire a godervi per qualche giorno almeno ma i continui impegni di fonzioni che in folla, mi vengono fatti, non mi permettono di allontanarmi dal Piacentino.

Vi saluto caramente, e di fretta mi dico

Il vostro

Aff.mo Amico

Fr. Davide Min. Rif


♦ Id.: 264MoF. Data: 20/06/1834


Siamo a giugno. Lo scritto è indirizzato all’agente Mangili. I Serassi sono assorti dal lavoro e le trattative le gestisce lui. Padre Davide gli rimprovera di agire di capriccio e di puntiglio, «se io avessi fatto una cosa simile, voi di già, mi avreste mandato all’inferno», in quanto dimostra atteggiamenti contrattuali diversi rispetto ad altri, soprattutto nei suoi confronti; è il caso del notevole ribasso del prezzo dell’organo del duomo di Lodi e di quello chiesto per il riordino e ingrandimento dell’organo della sua basilica.


Al Pregiat.mo Sig.re Pron.e Col.mo

il Sig.r Attilio Mangili

nel Negozio de’ Sig.ri Serassi

rinomati Fabb.ri d’Organi

in

Bergamo


Amico Car.mo


Vi scrivo quattro righe, per salutarvi caramente, e dirvi nel tempo stesso che, la fabb.a di questa Chiesa di Maleo stà da voi aspettando, con ansietà, il riscontro della lettera che, già da qualche tempo, vi hà spedita!.. Mi raccomando io pure alla v.ra premura sù di questo affare. I Signori di Codogno sono essi pure desiderosi di sapere del quando vi recarete colà per dar mano all’opera!.. Favorite anche a questi un vostro grazioso riscontro, e mi farete piacere. Hò sentito con piacere dell’Organo che siete per fare nella Cattedrale di Lodi; ma hò sentito con altrettanto dispiacere del ribasso che vi è convenuto di fare a cagione della perizia fatta dal

Maestro Bonfichi. Se io avessi fatto una cosa simile, voi di già, mi avreste mandato all’inferno... ma voi già siete ben persuaso che mi sarei regolato diversamente. Ciò che qualche volta mi spiace si è il vedervi alle volte disposto, a qualunque sacrificio, quando si tratta di un capriccio, o di un puntiglio, e così recar vantaggio a persone, che, o appena conoscete, o non portano verun vantaggio al vostro nome, o fors’anche vi sono contrarie; e poi quando trattasi di compiacere un amico... un amico si affezionato!.. mostrar poi tante difficoltà, tanta ritrosia... quest’è quello che non sò né intendere né capire, e che non capirò mai!.. A Lodi un forte taglio nel prezzo, e poi l’aggiunta di un secondo organo: a Piacenza una domanda esorbitante, senza parlar di second’organo... Pazienza. Nel disperato caso, che si cambiasse in quel mio Org.o il Flauto 12a allora vi pregarò di sostituirvi in vece il Fluttone soprani, ed il Violino ne’ bassi, cioè una Viola in 8a alta, quale suonata in compagnia della viola, fà un bellissimo effetto, com hò sentito nell’Org.o di Castione. Vi ripeto i miei cordiali saluti, e pregandovi di vostre notizie mi dico di fretta


Di voi car.mo

Aff.mo Amico

Fr. Davide

Min. Rif


Maleo li 20. Giug.o 1834.


[Pagina 1 recto]

N° 15. 23 Novembre 1840


♦ Id.: 265MoF. Data: 21/11/1834

Passano cinque mesi. La missiva è indirizzata ancora all’agente Mangili. Riguarda l’organo di Maleo. Chiede che venga messa la pedaliera scavezza e non distesa (così chiedono i committenti). Consiglia di fare lo stesso con la tastiera. Conclude «pregandovi di porgere i miei affettuosi e distinti doveri i vostri signori padroni».


Al Ornat.mo Sig.re Pron.e Col.mo

il Sig.r Attilio Mangili

in Casa de’ Sig.ri Serassi Fab.ri d’Org.ni

Bergamo

Borgo Pignolo


Amico Car.mo


Siccome vengo accertato che l’Org.o di Maleo sarà in breve messo in opera, così credo ben fatto il farvi memoria di ciò che già altre volte vi dissi, cioè, che in quell’Org.o si desidera la pedaliera non distesa, ma scavezza, e perciò sarebbe bene, che anche la Tastiera incominciasse con la prima ottava finta, e scavezza, come ha fatto in tanti altri organi, e segnatamente in quel di Bologna. Tutto ciò credo avervi detto allora quando si fece la scrittura ma, se voi oppure io, mi fussi di ciò dimenticato supplisco adesso. Gradite i miei cordialissimi saluti, e pregandovi di porgere i miei affettuosi e distinti doveri, ai vostri signori padroni, passo di fretta a dirmi


Di voi car.mo

Amico Aff.mo

Fr. Davide

Min. Rif

Piacenza li 21 9.bre 1834.


♦ Id.: 266MoF. Data: 12/02/1836

Sono passati oltre un anno e due mesi dall’ultima lettera. La missiva riguarda il collaudo dell’organo di Codogno costruito da Giuseppe III Federico. Il Ripieno non risulta bene accordato. Padre Davide si dimostra saggio perché capisce i problemi. L’organo, infatti, ha nel Ripieno le canne dello strumento serassiano settecentesco (op. 198 a. 1782), pertanto difficile da accordare con le nuove canne. Consiglia di ripassare il Ripieno. Si dice «pronto sempre ai vostri comandi»135.


Allo stimat.mo Sig.re Pron.e Col.mo

Il Sig.r Giuseppe Serassi

Fabb.re Rinom.o d’Org.ni

Bergamo


Amico Car.mo


Vi scrivo due righe per salutarvi caramente, e dirvi nello stesso tempo che l’Organo di Codogno è stato da me pienamente collaudato, con attestato in forma, da me scritto e consegnato alla fabbriceria, in forza del quale voi siete abbastanza garantito, e la fabbriceria riposa tranquilla sulla mia parola. Bisogna però che secretamente vi renda avvisato che il Ripieno hà bisogno di una mano ancora, e così far tacere li criticoni non meno che li suonatori, quali tutti d’accordo convengono che il ripieno non và bene. Vi auguro una buona Quaresima, e pronto sempre ai vostri comandi, mi raffermo.


Di voi Car.mo

Aff.mo Amico

Fr. Davide M. R.

Piacenza li 12. Febb.o 1836.


[Pagina 1 verso]

Li 3 Mar.° ‘36.



Che al primo incontro si passerà da Codogno si farà all’Org.no quanto abisogna, ringraziando del collaudo, etc.


♦ Data: 05/06/1862.


È l’unica lettera dei Serassi a Padre Davide. Passano circa ventisei anni (!) dall’ultima. Questi chiedono una parola in favore del loro progetto per l’organo della Consolata a Torino, già loro (op. 554, a. 1841) ma distrutto per un incendio l’anno prima. Ci sono false e tendenziose voci sulla ditta: si dice che non esiste più, oppure è diminuita la sua importanza; cose non vere, a dimostrazione delle quali ci sono i numerosi e assai apprezzati organi. Rileva che il giudizio della scelta del progetto, dipende dai giudizi di Padre Davide e del maestro Frasi. La lettera mostra come i legami con P. Davide siano attuali e cordiali.


Car.mo Amico!


Le vecchie intimità, se anche non sono spesso ravvivate per accidentale distanza di rapporti, non muoiono però mai fra amici del cuore. Così avviene fra noi, che sebbene da tempo non abbiamo il piacere di trovarci, pure non ci siamo certo dimenticati a vicenda. In questo convincimento, noi crediamo bene che lungi dall’occuparci del nostro lungo silenzio, riceverete ora questa nostra col sentimento di questa amicizia che da parte nostra non si à mai menomata.

Noi veniamo ora a sapere che la Regia Commissione incaricata di provvedere il nuovo Organo nell’Insigne Santuario della Consolata a Torino, in sostituzione di quello di nostra fattura sgraziatamente abbrucciato nello scorso anno, dipende dal vostro giudizio e da quello del maestro Frasi per la scelta del fabbricatore secondo i diversi Progetti già rassegnati. Fra questi avvi il nostro che ci fu richiesto dalla stessa Commissione, e che noi abbiamo compiuto con ogni studio possibile, dichiarandoci per altro disposti a modificarlo ove si fosse creduto opportuno a giudizio dei Sig.i Maestri Revisori.

La soddisfazione riportata colla nostra opera ora distrutta in quella Chiesa, lo studio accurato del nuovo grandioso Progetto, e l’impegno da noi dimostrato per l’onore di questo nuovo lavoro, ci facevano sperare di meritarci un riguardo di preferenza: Ma dacché sappiamo che la cosa dipende dal saggio ed imparziale vostro giudizio tanto più ci teniamo sicuri, fidando sulla vostra amicizia. Noi non sappiamo bene quali e quanti siano i fabbricatori aspiranti: ma sappiamo bensì che è una bassa industria di alcuni quella di far credere che la nostra fabbrica o non esiste più o che ha molto diminuita la sua importanza. Non è però nostra intenzione di impegnarci a difendere la nostra riputazione, essendo questa sostenuta dal fatto perché rispondono per noi le molte, grandiose e tanto onorifiche quanto applaudite nostre opere: e tanto meno vogliamo giustificarci con Voi perché sappiamo bene quanto ci avete sempre stimato.

Né intendiamo menomamente di sfidare la vostra coscienza, ma pure vogliamo raccomandarci vivamente alla vostra amicizia, affinché vediate di giovarci possibilmente in questa scelta, pentrandosi nella specialissima circostanza che la perdita di quest’opera sarebbe per noi di considerevole disdoro dacché in Torino oltre quella ora distrutta, vantiamo una serie di altre opere che ci accreditano.

Nell’atto pertanto che non dubitiamo punto della vostra amichevole condiscendenza e ariguardo nostro, vogliamo egualmente lesinarci che sarà arrendevole anche il Sr. Maestro frasi, peperò pregandovi in favore di un cenno di riscontro tanto più gradito quanto più sollecito e favorevole vi anticipiamo i nostri cordiali saluti, e quelli del nostro Agente Castelli mentre ci protestiamo con vero attaccamento


Umil.mi ed Aff.mi Amici

Per i Fratelli Serassi


Giacomo Serassi

Bergamo, 5 giugno 1862.


♦ Id.: 267MoF. Data: 10/06/1862


È l’ultima lettera di Padre Davide che conosciamo. È in risposta alla precedente dei Serassi in merito alla loro richiesta di interessarsi per l’organo della basilica della Consolata a Torino, di cui sopra. Tuttavia il frate sa che il progetto scelto è quello di Camillo Bianchi, già loro allievo. Come mai passa tanto tempo dalla sua ultima di ventisei anni prima? Eventuali missive possono essere andate perse. Nel frattempo sono morti i suoi carissimi Carlo, Ferdinando, Giuseppe III Federico; sopravvivono Giacomo, e Alessandro. Ha sempre «verace stima» e «cordiale amicizia» per la cara e indimenticabile Serassi. Due mesi dopo morirà.


Alli Signori Fratelli Serassi

Chiarissimi Fabbricatori d’Organi

Bergamo


Car.mo Amico

Piacenza li 10. Giugno 1862.

Non è vero che, la scielta del Fabbricatore dell’Organo della Consolata in Torino, dipenda, da me! E’ vero bensì che, da me si voleva un parere sul positivo merito artistico di ciascuno dei concorrenti, ma che io non hò osato di dare, e solo ricordo di aver detto qualche parola in lode della sempre rispettabile vostra Fabbrica. Del M.o Frasi io non sò nulla. Ciò è quanto vi posso dire in riscontro alla lettera vostra pregiat.ma. Gradite le proteste della verace mia stima, e cordiale amicizia, e ritenetemi sempre qual sono


Di Voi


P. S.

Se non sono, male informato, pare sia stato scielto il Progetto Bianchi.


Aff.mo Amico

Fr. Davide da Berg.o

Minore Riformato

1 Un importante passo verso la conoscenza della sua copiosa opera è stato fatto con la pubblicazione del catalogo delle sue opere. Marco Ruggeri, Catalogo del fondo musicale del convento dei frati minori di Piacenza. Costituito nel XIX secolo da Padre Davide da Bergamo. Firenze, Olschki, 2003, pp. xxvi-502.

2 Marco Guerinoni, Trascrizione del Carteggio Serassi, per conto dell’Unità Operativa Indagine storico-documentale sugli organi storici della provincia di Bergamo Unità operativa del progetto di ricerca del C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche) rientrante nel Progetto Finalizzato Beni Culturali 1997-2003 costituita presso la Provincia di Bergamo. Assessorato alla Cultura - Settore Istruzione, Cultura, Turismo, Sport e Spettacolo, responsabile scientifico G. Berbenni. Segnatura in Biblioteca Civica «Angelo Maj» di Bergamo, 79. R.3 carteggio (lettere nn.1-348), 79. R.4 carteggio (lettere nn. 349-759), 79. R.5: 1° Progetti d’organi (nove numeri); 2° Collaudi di organi Serassi fabbricati o restaurati (cinquanta numeri); 3° Componimenti letterari relativi alla costruzione d’organi (ottanta numeri). Il Carteggio con gli indici è sul sito Internet della Biblioteca civica “A. Mai” di Bergamo: http://www.bibliotecamai.org.

3 Si nota la suscettibilità dei Serassi quando sentono che i Bossi lavorano in zone dove loro stessi sono impegnati o che toccano loro organi. Gelosia o i Bossi fanno cose contrarie ai Serassi? Da quanto si intuisce i Serassi non stimavano i Bossi.

4 In Sante Celli O. F. M., P. Davide da Bergamo (1791-1863), Piacenza 1964. Ristampa, Associazione «Pietro Generali» Biella, 1982, Cascine Stra’, Vercelli, Stampa A.V.G.I.A. p. 97.

5 In Maurizio Machella e Arturo Sacchetti, in Padre Davide da Bergamo, Trascrizioni originali per organo, Edizioni Armelin Musica, Padova, «L’organo Italiano nell’Ottocento» 190, 2008.

6 In S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., Presentazione, p. 5.

7 Giuseppe Prospero Galloni, Cenni biografici del P. Davide da Bergamo per Giuseppe Prospero Galloni, Tip. Mareggiani, Bologna, 1863, pp. 20, con ritratto.

8 In S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., pp. 124-125.

9 Ibid., p. 123.

10 Ibid., p. 121.

11 Ibid., p. 123.

12 Ibid., p. 121.

13 G. P. Galloni, Cenni biografici del P. Davide da Bergamo, cit., p. 3; in S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 94.

14 In S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 99.

15 L. Lingiardi, Memorie di un organaro pavese, cit., p. 72.

16 Arturo Sacchetti, in Introduzione a Padre Davide da Bergamo, Grande Antologia per Organo, 53 composizioni per organo, a cura di Maurizio Machella, ed. Armelin Musica Padova, «L’organo Italiano nell’Ottocento» n. 130, 2008.

17 Lettera 26/02/1828 in Carteggio, cit., n. 251MoF.

18 Lettera dei Serassi a P. Davide del 5 giugno 1862, in S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., pp. 144-45.

19 «Tutto il carteggio tenuto dal P. Davide coi fratelli Serassi si conserva nell’Archivio conventuale di S. Maria di Campagna. Busta N. fascicolo 6: Risultato del Carteggio tenuto fin’ora con li Sig.ri Serassi di Bergamo relativamente alla restaurazione dell’Organo di questo nostro magnifico Tempio di S. Maria di Campagna». S. Celli, P. Davide da Bergamo…cit., p. 45, n. 11. Si tratta solo di quietanze di pagamenti inoltrate alla Fabbriceria o al Convento. Non c’è, invece, la corrispondenza tra i Serassi e Padre Davide. Cfr. O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 149-157.

20 S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 52.

21 Bibliografia fondamentale sui Serassi:

Aa.Vv . I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento, Atti del Convegno Internazionale, Bergamo 21-23 aprile 1995, Centro Culturale Nicolò Rezzara, Ufficio Diocesano di Musica Sacra di Bergamo, Bergamo 1999, Edizione Carrara.

G. berbenni:

- Gli organari Locatelli di Bergamo. Una sensibilità nuova nella riforma dell’organo italiano di fine Ottocento, in “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti”, Bergamo, Anno accademico 1992-93 (350° dalla fondazione), Volume LIV, Bergamo Edizioni dell’Ateneo, 1994, Gorle (Bg), La Stamperia di Gorle, pp. 81-236.

- I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento in Aa.Vv. “I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento”, cit., pp. 18-38.

- L’arte organaria a Bergamo, nell’’800: vertice di una grande scuola, in “Atti dell’Ateneo Scienze Lettere ed Arti di Bergamo”, anno acc. 1997-’98, vol. 61°, edizioni dell’Ateneo, Azzano (Bg) 1999, Bolis, pp. 285-296.

- Lineamenti dell’organaria bergamasca dal secolo XV al secolo XVIII, in “Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo”, Anno Accademico 1991-1992 (349° dalla fondazione), Volume LIII, Bergamo, Edizioni dell’Ateneo, 1994, Gorle (Bg), La Stamperia di Gorle, pp. 343-524.

- Organi storici della provincia di Bergamo, a cura di, Provincia di Bergamo, Monumenta Bergomensia LXIX, Bergamo 1998, Grafica e Arte, pp. 337.

- Organi, cembali e pianoforti, campane, organetti e pianoforti a cilindro. Le ditte bergamasche di strumenti musicali negli elenchi della Camera di Commercio dell’Ottocento. Quaderni, in “Atti dell’Ateneo Scienze Lettere e Arti di Bergamo”, Bergamo, Edizioni dell’Ateneo 2000, Bergamo, Sestante, pp. 88.

- Tipologia ed evoluzione degli organi Serassi; in AA.VV. “I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento”, cit., pp. 11-142.

- Le vicende umane patrimoniali e professionali dei Serassi, celeberrimi costruttori d’organo, di prossima pubblicazione.

- L’ammirazione dei celebri organari Serassi di Bergamo per gli Antegnati di Brescia. Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia, Commentari, 2009, 115 pp.

Gianbattista Castelli, Catalogo degli organi da chiesa costruiti a tutto l’anno 1858 dall’I. R. Fabbrica Nazionale Privilegiata dei Fratelli Serassi in Bergamo, Bergamo 1858, Stamperia Natali. Appendice I. Continuazione del catalogo dal 1° Gennajo 1859. a tutto luglio 1868. Appendice II Catalogo di tutti gli Organi costruiti dalla fabbrica Serassi [dal n. 640 an.1857 al n. 654b a. 1858].

G. Castelli, Cenni statistici sulla Fabbrica d’Organi dei Fratelli Serassi di Bergamo e sul progresso di quest’arte per opera della stessa Ditta, a cura di Mischiati, pp. 6-13 e Premessa (pp. 3-5) di O. Mischiati in L’Organo, Rivista di cultura organaria e organistica. direzione e redazione Oscar Mischiati e Luigi Ferdinando Tagliavini. Anno XXIX, 1995, Bologna 1996, Pàtron editore.

G. Castelli , Norme generali sul modo di trattare l’organo moderno cogli esempi in musica del maestro Vincenzo Antonio Petrali, Milano 1862, F. Lucca. Ristampa anastatica, Brescia Paideia, Kassel Bärenreiter, 1982.

Giambattista cremonesi, Biografia di Carlo Serassi celebre costruttore d’organi. Stamperia Mazzoleni, Bergamo 1849, pp. 60.

Marco Guerinoni, Trascrizione del Carteggio Serassi, cit.

M. Guerinoni, Il Carteggio Serassi conservato alla biblioteca civica “Angelo Mai” di Bergamo, Tesi di laurea in Musicologia, Università degli studi di Pavia, scuola di Paleografia e Filologia musicale di Cremona, a. a. 2002-2003.

Giuseppe Locatelli, I Serassi celebri costruttori di organi in Bergamo, in «Bergomum», Bollettino della Biblioteca civica - Parte speciale, anno II, 1907, nn. 1, 2, 3.

Oscar Mischiati, Cataloghi originali degli organi Serassi, Ristampa anastatica con appendici postilla e indici a cura di o. mischiati, Bologna 1975, Pàtron.

O. Mischiati, Regesto dell’archivio Serassi di Bergamo, Carteggio Prima parte: lettere 1-228 (A-C), in L’Organo, Rivista di cultura organaria e organistica. direzione e redazione Oscar Mischiati e Luigi Ferdinando Tagliavini. Anno XXIX, 1995, Bologna 1996, Pàtron editore, pp. 19-154.

Giuseppe Serassi, Catalogo degli organi fabbricati da Serassi di Bergamo, Bergamo 1816, Stamperia Natali.

G. Serassi, Descrizione ed osservazioni pel nuovo Organo nella Chiesa posto del SS. Crocifisso dell’Annunziata di Como, Como, presso Pasquale Ostinelli vicino al Liceo, 1808, (pp. 33+ XI).

G. Serassi, Sugli organi. Lettere 1816, cit.

Carlo Traini, Organari bergamaschi, prefazione di R. Lunelli, Bergamo, Stampato presso le Scuole professionali “T.O.M.”, Bergamo 1958, pp. 110.

22 G. Serassi, Descrizione ed osservazioni, cit. Sugli organi. Lettere 1816, cit. Catalogo degli organi fabbricati da Serassi di Bergamo, cit. G. berbenni L’ammirazione dei celebri organari Serassi di Bergamo per gli Antegnati di Brescia, cit.

23 Cfr. G. berbenni, Organi, cembali e pianoforti, campane, organetti e pianoforti a cilindro, cit., pp. 16-17.

24 Cfr. G. Berbenni, Organi storici…cit., pp. 66-78.

25 In S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 46.

26 Ibidem.

27 Lettera 23/12/1822, Ibid., n. 240MoF.

28 Dal contratto del1 ottobre 1823: «2° Sarà in facoltà del detto Signor Serassi e de’suoi fratelli di valersi nella costruzione del detto organo anche dei registri dell’organo tutt’ora esistente in detta Chiesa a condizione però che questi venghino riconosciuti buoni dal Padre Davide di detto Convento». In O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 149-153

29 Lettera del 15/06/1828 in Carteggio, cit., n. 253MoF.

30 Lettera del 11/11/1824, Ibid., n. 243MoF.

31 In O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 22-23.

32 Tutte quelle composizioni sono state riedite dall’editore Armelin Musica di Padova, Padre Davide da Bergamo, 15 Pezzi di Musica pel nuovo e magnifico Organo di Santa Maria di Campagna in Piacenza «L’organo Italiano nell’Ottocento» a cura di Maurizio Machella, 2008, voll. I n. 154, II n. 155, III n. 156.

33 «Per l’organo costrutto/da/Carlo Serassi nella chiesa/di S. Maria di Campagna/in Piacenza./Versi/Tipografia Di Antonio del Majno. 1838» In O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza…cit., pp. 243-51. Cfr. il capitolo I componimenti letterari e poetici.

34I S. Celli, P. Davide da Bergamo…cit., p. 47.

35 G. P. Galloni, Cenni biografici del P. Davide da Bergamo, cit, p. 8; in S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 47.

36 In S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 114.

37 Ibid., p. 106.

38 Cfr. Bergamo o sia Notizie Patrie, raccolte da Carlo Facchinetti. Almanacco per l’Anno 1843 (XXIX) Bergamo, Stamperia Mazzoleni, anno 1864, p. 103. Biblioteca civica A. Mai di Bergamo.

39 Lettera del 03/08/1825, in Carteggio, cit., n. 247MoF.

40 Lettera 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

41 Lettera del 03/08/1825, Ibid., n. 247MoF.

42 Si riferisce al principesco ex palazzo Zanchi di via Pignolo in Bergamo.

43 Ibidem.

44 Lettera del 05/02/1828, Ibid., n. 250MoF.

45 Lettera 03/08/1825, Ibid., n. 247MoF.

46 Cfr. il capitolo La musica.

47 S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 14.

48 Ibid., p. 120.

49 In O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 19-20.

50 S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 38.

51 Lettera 26/11/1822 in Carteggio, cit., n. 238MoF. F. Giarelli nel 1886 dice «Nel 1838 ai 21 di maggio, egli collaudò lo stupendo organo nuovo sotto la sua direzione e dietro le sue traccie, costruito da un concittadino di lui e di fama mondiale, Carlo Serassi, il valoroso artefice bergamasco superò se stesso». In Gazzetta Provinciale di Bergamo, 1886, «Ricordi d’Arte. Fra Davide da Bergamo», n. 260, 6 novembre.

52 Lettera 07/12/1822, in Carteggio, cit., n. 239MoF.

53 Da Giornale della Provincia di Bergamo, 8 giugno 1838. «Cronaca musicale. Accademia vocale e istromentale data la sera 27 maggio, in casa serassi nel borgo Pignolo. Biblioteca civica Angelo Mai di Bergamo.

54 Cfr. Gazzetta Provinciale di Bergamo, Sabato 6 novembre 1886.

55 Cfr. Giornale della Provincia di Bergamo, 8 giugno 1838, cit.

56 Ibidem.

57 Da Giornale della Provincia di Bergamo, 8 giugno 1838, cit.

58 Lettera 15/06/1828, Ibid., n. 253MoF.

59 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

60 Lettera 03/11/1829, Ibid., n. 256MoF.

61 Lettera 11/11/1824, Ibid., n. 243MoF.

62 Lettera 16/05/1825, Ibid., n. 245MoF.

63 Lettera 26/02/1828, Ibid., n. 251MoF.

64 Lettera 23/12/1830, Ibid., n. 259MoF.

65 Lettera 21/07/1825, Ibid., n. 246MoF.

66 Lettera 26/02/1828, Ibid., n. 251MoF.

67 Lettera 10/06/1836, Ibid., n. 267MoF.

68 Lettera 03/08/1825, Ibid., n. 247MoF.

69 Lettera 15/06/1828, Ibid., n. 253MoF.

70 Lettera 26/02/1828, Ibid., n. 251MoF.

71 Lettera 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

72 Lettera 08/09/1830, Ibid., n. 257MoF.

73 Lettera 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

74 Lettera 26/02/1828, Ibid., n. 251MoF.

75 Lettera 10/06/1836, Ibid., n. 267MoF.

76 Lettera 15/06/1828, Ibid., n. 253MoF.

77 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

78 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

79 Lettera 09/02/1825, Ibid., n. 244MoF.

80 Lettera 27/08/1833, Ibid., n. 263MoF.

81 Lettera 10/06/1836, Ibid., n. 267MoF.

82 Lettera 12/02/1836, Ibid., n. 266MoF.

83 Lettera 21/07/1825, Ibid., n. 246MoF.

84 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

85 Lettera 30/04/1829, Ibid., n. 254MoF.

86 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

87 Ibidem.

88 Lettera 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

89 Lettera 11/11/1824, Ibid., n. 243MoF.

90 Lettera 01/11/1831, Ibid., n. 261MoF.

91 Lettera 21/05/1828, Ibid., n. 252MoF.

92 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

93 Lettera 21/05/1828, Ibid., n. 252MoF.

94 Lettera 11/08/1829, Ibid.,, n. 255MoF.

95 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

96 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

97 Ibidem.

98 Lettera 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

99 Lettera 04/10/1830, Ibid., n. 258MoF.

100 Lettera 26/09/1832, Ibid., n. 261MoF.

101 Lettera 12/02/1836, Ibid., n. 266MoF

102 «… quali tutti d’accordo convengono che il Ripieno non va». Collaudo dell’organo di Codogno. Lettera del 12/02/1836, Ibid., n. 266MoF.

103 Lettera 12/02/1836, Ibid., n. 266MoF.

104 Lettera 27/08/1833, Ibid., n. 263MoF.

105 S. Celli, P. Davide da Bergamo, cit., p. 129.

106 Ibid., p. 128.

107 Ibid., p. 130.

108 Ibid., p. 128.

109 Ibid.,p. 131.

110 Ibid.,p. 132.

111 Ibid., pp. 131-32.

112 Ibid., p. 56.

113 Ibid., p. 134.

114 Ibidem.

115 Ibid., p. 131.

116 Ibidem.

117 Ibid., p. 6.

118 Ibid., p. 51.

119 Ibid., p. 57.

120 Ibid., p. 117.

121 Ibid., p. 134.

122 Ibid., p. 135.

123 Ibid., p. 125.

124 Ibid., p. 121.

125 Ibid., p. 125.

126 Ibid., p. 52.


127 Da M. Guerinoni, Trascrizione del Carteggio Serassi, cit. e O. Mischiati L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 209-228.

128 Cfr. i capitoli Le officine. Maestranze, operai e allievi.

129 Cfr. il capitolo Le abitazioni.

130 In Carteggio, cit., 15/06/1828, Ibid., n. 253MoF.


131 Dato che nel Carteggio la lettera manca il testo è stato ricopiato da O. Mischiati, L’organo di Santa Maria di Campagna a Piacenza, cit., pp. 217-18.

132 In Carteggio, cit., 07/08/1826, Ibid., n. 249MoF.

133 In Carteggio, cit., 15/06/1828, Ibid., n. 253MoF.


134 Cfr. il capitolo Gli organisti rappresentanti dei committenti.

135 Il lavoro di Codogno di tale anno non risulta nel Catalogo. Cfr. il capitolo Osservazioni ai cataloghi.





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