Vorrei aggiornare la situazione riguardante i musicisti di chiesa e brevemente chiarire ancora meglio il mio pensiero espresso nell’articolo apparso su “Vita Pastorale” di aprile 2001.

1. Ribadisco ancora una volta che la formazione liturgica, la professionalità musicale, l’aspetto economico e quant’altro, sono problemi che riguardano tutti, non solo i responsabili di chiesa o l’Ufficio Liturgico Nazionale. Serpeggia fra le righe ancora una distinzione fra buoni e cattivi, fra “padroni” e lavoratori, fra detentori di leve di comando e semplici esecutori. Nella chiesa non valgono queste distinzioni, nella barca ci accomodiamo tutti, remando insieme per una buona navigazione.

2. Richiamo tutti ad un’attesa più serena e lungimirante. Quarant’anni di Riforma Liturgica non sono sufficienti per risolvere tutti i problemi innescati dal Vaticano II; solo in questi ultimi dieci anni si sta riflettendo con più calma sulla strada da percorrere; le spinte progressiste o nostalgiche si stanno incanalando su binari di ricerca e di reciproca comprensione. Vi ricordo che questi problemi erano improponibili fino a dieci anni fa. Come tutte le riforme, anche quella liturgica, ha bisogno di tempo, di decantazione, di sguardo profetico.

3. Vorrei invitarvi a riflettere sulle grandi conquiste operate dalla Riforma Liturgica e già attuate, certo non in maniera ottimale: la Parola di Dio presente nelle varie celebrazioni, come punto di partenza insostituibile di ogni raduno cristiano; la partecipazione attiva, piena e consapevole dell’assemblea quale soggetto celebrante; una diffusa ministerialità segno di ricchezza; la scoperta di un rito attento alle persone; una comprensione più profonda dell’arte del celebrare; la celebrazione come alimento della preghiera e della fede del cristiano.
Ora va indicato un altro traguardo all’insegna della formazione permanente, della riscoperta di una bellezza celebrativa, della professionalità a servizio di una ministerialità cristiana.

4. Il Co.per.li.m. (Corso di perfezionamento liturgico-musicale) è una possibilità offerta per una preparazione liturgica più seria e profonda, indispensabile per acquisire una professionalità adeguata.
Le Scuole e gli Istituti Diocesani di Musica Sacra devono svilupparsi e diventare luoghi idonei per preparare i vari animatori musicali della liturgia.
I vari corsi estivi o giornate di lavoro sono momenti utili per una riflessione più profonda su varie tematiche liturgico-musicale.

5. Vorrei anche comunicare a tutti un’altra iniziativa che sta decollando. Circa un mese fa il Vescovo presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia ha inviato ai Conservatori di Musica un progetto intitolato: “Musica per la liturgia e per le attività culturali ecclesiali”: Si tratta di un corso accademico post-diploma della durata triennale. Ai vari docenti di organo, di musica corale, di composizione, di esercitazioni corali, rivolgo l’invito pressante a sostenere tale progetto, divenendo magari promotori all’interno dei vari Conservatori dove operiamo.

6. Infine una risposta precisa sul contratto nazionale. Purtroppo per questioni interne alla FACI - cambio del presidente, ridistribuzione di cariche interne – non è stato ancora possibile firmare tale contratto. Posso assicurare che da parte sia dell’Ufficio Liturgico Nazionale e sia dell’Ufficio Giuridico della CEI, si sta cercando una soluzione al problema. E’ una questione che si pone in linea con tutti gli altri punti sopra accennati; è la conseguenza di una professionalità dichiarata e di una ministerialità recuperata.

7. Concludendo, mi permetterete una semplice risposta al Praeludium del n. 36 di “Arte organaria e organistica” a firma di V.C. Chi mi conosce, sa che non vado alla ricerca di applausi o di consensi. Sia chiaro che non stiamo ingaggiando una sfida tra due contendenti che lascerà sul campo vinti e vincitori; non si tratta di questioni private o personali, né ho tempo per scrivere parole vuote o di circostanza. Stiamo percorrendo questa strada, se è sbagliata o se è da correggere, lo faremo con tranquillità, senza ricercare colpevoli o puntando il dito accusatore verso alcuno.
Non è una lotta sindacale che si sta portando avanti, o una semplice trattativa lavorativa, ma la ricerca di normative rispettose delle persone e delle leggi, che si inseriscano in un ambito ecclesiale particolare e unico, abituato ad un servizio all’insegna della gratuità e del volontariato.
Perciò siamo tutti impegnati nel trovare le giuste soluzioni ai vari problemi sul tappeto, senza polemiche, senza scoraggiamenti, ma fiduciosi nell’aiuto del Signore, al cui servizio siamo tutti chiamati.

don Antonio Parisi
(responsabile nazionale della C.E.I. per la Musica Sacra)

Bari, 13 giugno 2001


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