"CHI SERVE L'ALTARE, VIVA DELL'ALTARE"

(Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi; cap. 9, vers.13)

 

Il diritto alla retribuzione per l'organista professionista ministro specializzato al servizio della Sacra Liturgia è sancito dall'Apostolo nel seguente passo tratto dalla prima lettera di Corinzi:


"Non sapete che coloro che celebrano il culto traggono il vitto dal culto, e coloro che attendono all`altare hanno parte dell`altare?"

("Nescitis quoniam, qui sacra operantur, quae de sacrario sunt, edunt; qui altari deserviunt, cum altari participantur?")



Ciò è confermato dal Codice di Diritto Canonico e specificamente nel Can. 231:

Can. 230 - §1. I laici di sesso maschile che abbiano l'età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa.

§2. I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettore nelle azioni liturgiche; così pure tutti i laici godono della facoltà di esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto.

§3. Ove le necessità della Chiesa lo suggeriscano, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto.

Can. 231 - §1. I laici, designati in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, sono tenuti all'obbligo di acquisire una adeguata formazione, richiesta per adempiere nel modo dovuto il proprio incarico e per esercitarlo consapevolmente, assiduamente e diligentemente.

§2. Fermo restando il disposto del can. 230, §1, essi hanno diritto ad una onesta rimunerazione adeguata alla loro condizione, per poter provvedere decorosamente, anche nel rispetto delle disposizioni del diritto civile, alle proprie necessità e a quelle della famiglia; hanno inoltre il diritto che si garantiscano la previdenza sociale, le assicurazioni sociali e l'assistenza sanitaria.


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Commento del nostro consigliere Avv. Lorenzo Marzona, presidente della Associazione per la Musica Sacra "Vincenzo Colombo" di Pordenone:

« Per quanto riguarda il Canone 230 esso regola l'assunzione liturgica dei ministeri di lettore e di accolito. Avendo tale assunzione appunto solo valore liturgico, è ovvio che non possa avere effetti economici e civilistici.
Il fatto che non sia citato il ministero del musicista, ma solo quello del cantore, conferma ulteriormente che esso, per la sua natura, ha caratteristiche specifiche non assimilabili a quelle del lettore, dell'accolito e del semplice cantore. »

Il Can. 231 del Codice di Diritto Canonico interessa particolarmente il servizio professionale dell’organista di chiesa e del direttore di coro, e dimostra in realtà come, ufficialmente, la Chiesa Cattolica Italiana sia attenta al riconoscimento dei singoli carismi:

“I laici che si dedicano in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, hanno l’obbligo di acquisire un’adeguata formazione, necessaria per adempiere debitamente la loro funzione e per esercitarla consapevolmente, assiduamente e diligentemente. Essi hanno diritto ad una onesta remunerazione adeguata alla loro condizione mediante la quale possono decorosamente provvedere alle loro necessità ed a quelle della loro famiglia, rispettando anche le disposizioni del codice civile; hanno inoltre diritto che si provveda debitamente alla loro previdenza e assicurazione sociale ed alla cosiddetta assistenza sanitaria”
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ULTERIORE PRECISAZIONE
a cura di Lorenzo Marzona

Accanto a quanto sopra, ccorre ribadire a chiare lettere che l'AIOC-Associazione Italiana Organisti di Chiesa desidera accogliere, sostenere ed in quanto possibile aiutare TUTTI coloro che si preoccupano di fare in modo che le nostre liturgie vedano ancora la presenza della Musica Sacra, sia quelli che intendono farlo in modo volontaristico e gratuito, sia quelli che invece aspirano ad un servizio maggiormente professionale con il riconoscimento di un compenso economico.

Ciò premesso, in brevissima sintesi:

1. non esiste e sarebbe folle esistesse una classifica fra gli organisti basata su considerazioni del tipo: tu sei più bravo perché vieni pagato, tu sei più buono perchè lo fai gratis;

2. nessuno pensa di arrichirsi con i compensi versati dalla chiesa. Quello che si chiede è di avere i mezzi economici per poter dedicare il tempo necessario ad un servizio che richiede (o meglio dovrebbe richiedere per essere svolto all'altezza) tante, ma tante, ma tante, ma tante ore di lavoro;

3. gli atti ufficiali della Chiesa Cattolica (a cominciare dal Vangelo, a S. Paolo sino al Codice di Diritto Canonico) prevedono espressamente che vi sia un "giusto ed equo" riconoscimento economico per chi presta il proprio servizio, naturalmente se ed in quanto venga chiesto !

4. per secoli gli organisti sono sempre stati pagati (poco) e nel resto del mondo cattolico ciò continua ad avvenire anche oggi senza scandalo e soprattutto garantendo risultati di alto livello;

5. ad oggi non esiste uno "strumento giuridico" che permetta alle parrocchie italiane CHE LO DESIDERANO di pagare i propri organisti e quindi l'AIOC sta studiando da anni la soluzione migliore, purtroppo al momento senza trovare la giusta ed auspicata (e più volte a parole promessa) collaborazione in seno ai competenti organismi della Chiesa Cattolica;

6. il livello generale della Musica Sacra post conciliare in Italia, affidata solo ed esclusivamente al volontariato gratuito, è sotto gli occhi di tutti. Se questa sia la strada giusta, a ciascuno di giudicare in coscienza.

Lorenzo Marzona

Pordenone, 25 giugno 2008


Pagare l’organista o non pagarlo?

IL PARERE DI DON VALENTINO DONELLA


Messa così la questione non ha senso; come pure non ha senso limitarsi alla considerazione che il suo è un servizio doveroso alla comunità, come quello del catechista o delle signore che il lunedì mattina puliscono la chiesa.

C’è bisogno di qualche riflessione in più .

Cosa vuol dire essere organista, nel senso liturgicamente più pieno della parola?

Significa essere titolari di una ministerialità prevista e auspicata, in ogni caso preziosa nella celebrazione ideale dell’Eucaristia e nella formazione alla preghiera dei fedeli (vero ministero di fatto). Significa, più in concreto, entrare convintamene in un progetto liturgico ecclesiale e comunitario, adeguando il proprio stile di vita, generosamente e in tutta disponibilità.
Da questo punto di vista e in questa logica – un po’ astratta e idealistica, in verità - non risulterebbe strano aspettarsi dall’organista una prestazione disinteressa e gratuita. Sarebbe bellissimo: dal punto di vista evangelico ed... economico. Senza ironia.

Ma ci sono altri aspetti da tenere presente.

Effettivamente l’organista ha un percorso di studi lunghissimo e tra i più impegnativi; paragonarlo ad altri personaggi che collaborano in chiesa o ai maldestri suonatori di pianola che infestano le cantorie è per lo meno fuori posto: non si può fargli rimprovero se legittimamente egli aspiri a poter vivere, almeno in parte, della sua alta professionalità, specialmente se venisse a trovarsi senza altri possibili introiti. Né più né meno delle suore che confezionano le ostie per l’Eucaristia, facendosele giustamente pagare.

Poi bisogna distinguere tra la piccola parrocchia, senza risorse, e la chiesa facoltosa di un grosso centro; tra la cappella di un istituto e la cattedrale dove l’attività liturgica è intensa e la presenza dell’organista indispensabile per il prestigio della stessa. Bisognerà considerare se all’organista è chiesto di suonare una sola messa alla domenica o di essere disponibile tutti i giorni della settimana per funerali, matrimoni o altri servizi collaterali, come spesso succede in Germania. Vedere se non ha altre risorse (come s’è detto) o se è in grado di vivere in maniera dignitosa e indipendente con un‘altra attività: nel qual caso sarà lui stesso a considerare volontariato una eventuale sua prestazione all’organo della chiesa; il più delle volte succede così.

A seconda dei casi,
dunque, va impostato il rapporto economico con l’organista. Sempre evangelicamente, da una parte e dall’altra, perché anche in questo campo vale il monito “l’operaio è degno della sua mercede”. Un contratto nazionale, però, sembra improbabile, non pratico, per la grande varietà delle situazioni. Meglio la soluzione, sollecita e onesta, caso per caso.

La pratica del volontariato è sempre valida e auspicabile, senza dubbio, ma anche pericolosa perché si rischia di avere l’organista solo nelle domeniche piovose, cioè quando egli non può andare al mare o in montagna. Sostituire un lettore o il sacrista è possibile, trovare un sostituto dell’organista non è così facile .

Se una comunità ci tiene al suo organo e ad un bravo organista che lo suoni, farà di tutto per tenerlo legato, magari con un contratto vero e proprio, che non deve puzzare sotto il naso di nessuno. E’ quello che la Chiesa e le chiese hanno fatto per secoli, sapientemente dobbiamo dire. Andate a spulciare negli archivi: troverete che anche le piccole parrocchie stilavano un contratto con l’organista (come per i cantori delle cappelle, grandi e piccole), con allegato il calendario delle celebrazioni annuali e di conseguenza l’elenco degli impegni obbligati per il musicista.
Al mio paesello l’organista aveva perfino la casa gratis da parte della parrocchia. Nonostante che nel ’600-‘700-‘800 ci fosse molta più povertà che non ai nostri giorni.

Ciò che manca oggi è la coscienza della ministerialità dell’organo, quella che gli riconosce la costituzione conciliare al n. 120: “aggiungere splendore alle cerimonie” ed “elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.
Purtroppo, invece, che ci sia non ci sia lo “strumento tradizionale” e l’organista, perfino il giorno di Pasqua, non è un problema. Meglio, anzi! Così si evita un conflitto con le chitarre dei giovani, le quali, oltretutto, costano meno e rappresentano una vera e moderna operazione pastorale!
Mancanza di coscienza che vuol dire ignoranza della forza elevante dello strumento a canne, insensibilità alle brutture musicali che hanno stabile dimora nelle liturgie festive, disistima per la professionalità del musicista e dei vantaggi spirituali legati alla sua opera qualificata.

E’ un fatto, quindi, di decadenza liturgico-culturale che sta alla base di tutti i problemi della musica sacra italiana. Situazione di degrado spirituale, intimamente collegata col degrado musicale, contrabbandata con le più belle definizioni della pastoralità aggiornata.

Non è questione di soldi, che ci sono generalmente, ma di (in)cultura, cosa ancora più grave.

Come si sia arrivati a questo sarebbe lungo da spiegare. Probabilmente fa parte di quell’interpretazione cervellotica dello spirito del concilio che, a detta di Benedetto XVI, ha provocato tanta confusione in tutti i settori (ermeneutica della rottura).

Certo è che se non ci si impegna a togliere questo grosso ostacolo fatto di ignoranza, di insensibilità, di disorientamento nel clero, nei vescovi e, di conseguenza, tra i fedeli spesso vittime ignare … non si può sperare nella soluzione dei problemi degli organisti, tanto meno del loro giusto compenso.

Problemi che in realtà non sono degli organisti soltanto, ma dell’intera comunità cristiana; la quale si illude di essere più in linea col vangelo ed invece, in questo, si rivela meschina.

D. VALENTINO DONELLA
[maestro della cappella musicale della Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo e direttore responsabile del Bollettino Ceciliano]

Bergamo, 8 luglio 2008

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Pagare l'organista o non pagarlo?

Riflessione di MARCO VOLI


Nel luglio 2008 don Bruno Fasani sul settimanale cattolico "Verona fedele", in proposito alla questione del pagamento degli organisti, ha scritto:

«Quando entrasse la logica che tutto ha un prezzo, la fede finirebbe per perdere la sua forza e il suo linguaggio. Tra un catechista che si facesse pagare e l'idraulico che ripara la caldaia del riscaldamento non ci sarebbe alcuna differenza. E questo non porterebbe certo in alto il livello evangelico della comunità cristiana».

Il problema è che così i catechisti sono troppo spesso persone reclutate a fatica tra chi si sente con tanta voglia di fare e pieno di buoni sentimenti o, mancando quelli, tra persone riluttanti per l'aggiungersi di un nuovo impegno, in ogni caso essendo esclusa una preparazione adeguata, un attenzione ai metodi di insegnamento, e -non ultimo- alla ortodossia degli insegnamenti, il catechismo finisce per registrare il disastro generale da cui l'amara barzelletta in cui, per liberarsi da un piccione che sporca in chiesa, si propone di cresimarlo, così certamente non lo si vedrà più in parrocchia.

Questo è il risultato della faciloneria con cui si affronta il catechismo.

Ma di fatto, come sempre succede, se una cosa non costa non la si apprezza. E così è successo anche per il catechismo: per quanti è diventato un diritto come la partecipazione al rito della prima comunione e della cresima, con la stessa sensibilità con cui si reputa un diritto negato negar l'eucaristia ai divorziati risposati o ai pubblici conviventi!

Quanti lo ritengono -al contrario- un valore per cui fare il sacrificio (non pura buona intenzione) di pagare per tutta la dignità del servizio reso, dal pulire le aule (quanto è educativa un'aula in ordine e pulita!!) alla segreteria, alla organizzazione, alla formazione dei catechisti, al loro lavoro di preparazione delle lezioni.

Alla fine è ovvio: un popolo che disprezza il catechismo (cioè che non gli riconosce il giusto prezzo, e non è disposto a pagarlo) si accontenta di prestatori d'opera pro-forma, senza curarsi della sostanza.

Invece l'idraulico sappiamo apprezzarlo eccome! Quello sì che serve, le cose spirituali invece lasciano il tempo che trovano per le buone intenzioni, ma i soldi sono cosa seria, servono ad altro.

Caro don Fasani, bisogna proprio ribaltare il proprio modo di pensare per non seguire il buonismo della mentalità dominante che reputa vile chiedere di mangiare per il servizio reso, come se non fosse un peccato "che chiede vendetta al cospetto di Dio" il negare la giusta mercede agli operai.

Che livello evangelico ha ottenuto nella comunità cristiana il modo attuale di gestire il catechismo, all'insegna delle buone intenzioni e
dell'"impegno" della buona volontà senza alcuna valutazione dei contenuti e delle capacità portate?

Il fatto è che se finalmente si considerasse davvero alla stessa stregua pagare il catechista e pagare l'idraulico, chissà che non ci scappi che il catechismo torni a funzionare come funzionano i bagni e i lavandini in parrocchia, cioè come si deve per la natura del servizio.

Chissà che non faccia bene l'abbandono di uno spiritualismo disincarnato, per arrivare finalmente a considerare carnalmente concreto anche il valore del servizio dei catechisti (e degli organisti, 'ça va sans dir') non meno di quello degli idraulici o degli elettricisti. Chissà che proprio l'abbandono del concetto del tutto-è-dovuto-a-gratis non recuperi alla responsabilità del proprio impegno e sacrificio dei laici per la loro parrocchia, e i parroci, perché se devono chiedere un sacrificio sappiano farlo a fronte di un servizio reale e non con (per il catechismo in esempio) un doposcuola malriuscito (e non sono io a giudicare: gli esiti sono giudici impietosi).

Chissà se cominciando ad rifiutare i sacramenti a chi non li merita, per condizioni oggettive o seriamente valutate, non si otterrebbe che coloro che vi giungono siano finalmente più consapevoli che ciò che ricevono è grazia e non un atto dovuto, risposta ad una vocazione e non effetto dei propri progetti o sentimenti.

Nostro Signore non si preoccupava del gradimento delle masse. Rimasto con dodici amici, chiede senza tentennamenti "volete andarvene anche voi?".

Quanti sacerdoti, che dovrebbero agire in Persona Christi proprio nell'amministrare i sacramenti e preparare a quelli con il catechismo, sanno essere altrettanto netti e amanti della verità? Quanti matrimoni celebrati ma evidentemente nulli? Quante eucaristia e divorziati risposati?

Le perle non si dànno ai porci, e per averle si va e si vende quello che si ha per comprare il campo dove sono nascoste.

Bisogna riscuoterci per accorgerci che manipoliamo perle (vere e non sentimentali), che non vanno sperperate, e che è giusto che la gente le "compri" avendo venduto qualcosa del proprio.

Le è stato detto che il sacerdote ha giustamente diritto al suo pur misero stipendio, la sua battuta finale sul fatto che Stella lo consideri un privilegio, è proprio di chi non capisce o non vuol capire. Manipolare così le parole e i significati per continuare a crogiolarsi nel turgore delle proprie buone intenzioni spiega bene come mai è così ben lastricata la strada dell'inferno di secolarizzazione e smarrimento in cui versa mediamente il popolo cristiano.

Ritorniamo al tema:

Si abbia il coraggio nelle parrocchie di pagare l'organista e i catechisti, prima di fare ogni altra operazione umanitaria, sociale, culturale e sportiva.

Si abbia il coraggio di riconoscere l'educatività di una simile richiesta, come è educativo ed opera di carità "soccorrere alle necessità del clero" perché la Liturgia è il centro della vita della Chiesa non a caso! Ne è il centro perché da essa anche la vita concreta riceve uno sguardo ed una valorizzazione dalla vita dei Cristiani che essa alimenta.

Invece non c'è più fede in questa forza della Liturgia, cioè -in fondo- non c'è fede che proprio lì Cristo agisca davvero formando il suo popolo a vantaggio del mondo intero.

L'Europa è rinata per uno che ha imposto una Regola di preghiera (per cui ad ogni inciampo nel canto ci si prostra per implorare perdono e rimedio), che ha scandito di preghiera e melodia tutte le ore della giornata anteponendo -senza separare- l'«Ora» al «Labora».

Quindi abbiamo un criterio di priorità ben fruttuoso da seguire. Se non c'è soldi, prima si paga il prete, poi l'organista e poi via via gli altri i cui servizi sono necessari a Liturgia e Sacramenti. E il resto dopo.

Ma occorre il coraggio di apprezzare di più Liturgia e Sacramenti di quanto siamo disposti ad apprezzare un idraulico.

E chi ragiona come Lei, don Bruno Fasani da Verona, *di fatto* (oh, non certo a parole, ma certamente *di fatto*) dà il giusto prezzo agli idraulici, ma non ai Catechisti o agli Organisti: in*fatti* paga gli idraulici, e pretende catechisti e organisti a gratis. Ma questa è propriamente la mentalità che ha portato e prosegue il disastro liturgico ed educativo attuale. Errare humanum...

E sia chiaro che io, in quanto *non* diplomato, non voglio un solo ghello!

E non aspetto altro che qualcuno che mi soccorra con mestiere, sollevandomi da questo compito che sento più grande delle mie capacità, anche se sono grato al Signore per questi anni ricchissimi di grazia che mi ha donato...

Marco Voli

7 luglio 2008


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